Intercessori

San Vincenzo Pallotti(1795-1850)
Nel secolo XIX, a partire del 1833, il Collegio Urbano ebbe la fortuna di avere come direttore spirituale San Vincenzo Pallotti che entrò in carica per aiutare l'anziano Abate Felici. La devozione in Collegio a San Vincenzo Pallotti è ancora viva: ogni anno un alunno scrive una lettera a San Vincenzo come risposta ideale ad una lettera che il santo scrisse agli alunni del Collegio Urbano il 17 maggio 1849. La lettera viene letta durante le celebrazioni della festa di san Vincenzo Pallotti.

Un avvenimento che alimentò notevolmente lo spirito missionario di Vincenzo Pallotti è stata la sua nomina a direttore spirituale del Pontificio Collegio Urbano. Questo antico Collegio, eretto il 1° agosto 1627 dal papa Urbano VIII, aveva per scopo assicurare una adeguata formazione ai seminaristi, destinati ad essere inviati nelle missioni. Egli vi fu chiamato nel 1833 per assistere il direttore spirituale, P. Felici, che era già vecchio e malato. Il Rettore Generale, don Guglielmo Möhler, in occasione della consegna nel 1960 del busto del Pallotti al predetto Collegio, ricorda che ben presto “fu tanta stima che (Pallotti) subito si accattivò e tale la fiducia che riscosse tra gli alunni che dopo due anni, e precisamente il 20 settembre 1835, ebbe la nomina ufficiale di Direttore Spirituale” e vi rimase fino al 1840. Vi ritornò, nella stessa veste di direttore spirituale, ancora per un paio d’anni dopo l’espulsione dei Gesuiti da Roma, nel 1848. 

E risale proprio a questo secondo periodo che, durante la rivoluzione romana, il Pallotti, costretto a nascondersi temporaneamente al Collegio Irlandese, scrisse in latino agli studenti del Collegio Urbano una delle più belle lettere, per consolarli ed incoraggiarli. Quanto forte doveva essere la stima che egli vi godeva, è testimoniata anche dal fatto, che fra i primi più stretti collaboratori del fondatore nella pia Società dell’Apostolato Cattolico, vi sono appunto alcuni studenti del Collegio e altri, come il prof. Tommaso Alkusci o lo stesso Vice Rettoredel medesimo, don Raffaele Melia, che più tardi diventerà il primo missionario pallottino e si recheràa Londra.

Il Pallotti, esercitando il suo ufficio di direttore spirituale, entrava in contatto con il mondo missionario di diverse etnie, colori, lingue. Attraverso questi studenti veniva a conoscenza delle sconfinate terre missionarie con i loro grandi bisogni di fronte ai quali non rimaneva indifferente, ma subito cercava di intraprendere qualche azione di aiuto. È stato proprio qui che, dopo aver conosciuto la difficile situazione della Chiesa caldea, in Pallotti si è accesa una nuova fiamma del suo grande zelo apostolico che lo spingeva a fare l’impossibile per aiutarla. Si prodigò presso i cristianiper ottenere il denaro necessario per la costruzione delle chiese e per aiutare i missionari, che daquelle parti erano pochissimi. Grazie, tra l’altro ai suoi appelli, riuscì a raccogliere delle somme sufficienti non solo per costruire la chiesa di Ormi, in Persia, ma anche per procurare i paramenti e le suppellettili per il culto divino, stampare testi sacri e opuscoli religiosi, tra i quali le “Massime eterne” di sant’Alfonso Liguori.

Nel Collegio si respirava un’aria di unità e di universalità della Chiesa e il Pallotti ne era consapevole e lo apprezzava molto. Qui poteva allargare gli orizzonti del suo zelo apostolico, che diventava sempre più universale. Qui si consolidava ulteriormente il suo spirito missionario, come si può notare anche nei suoi scritti.

Lavorare con questi alunni, formarli, significava per lui cominciare a realizzare il suo sogno di portare Gesù Cristo in tutto il mondo, di propagare la fede presso i non credenti, di offrire loro una possibilità di salvezza. Si dedicò, dunque, con tanto zelo a questo incarico, inculcando negli alunni il vero spirito cristiano, sacerdotale e missionario e al riguardo scrisse che “per disporre gli Alunni ad essere veri zelanti Sacerdoti Missionari nelle parti degl’Infedeli è necessario formarli prima nella pratica di ciò che dice N.S. Gesù Cristo in S. Matteo c. 16,24 = Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua =, lo che è necessario per formare il costitutivo del vero Cristiano”.

L’incarico di direttore spirituale, lo aiutava a propagare l’apostolato cattolico tanto che, in pochi anni la sua opera fu conosciuta in varie parti dell’Europa e del mondo, grazie alla sua carità che riusciva a contagiare ecclesiastici, religiosi e cristiani laici.

Tadeusz Wojda, SAC
SAN GIOVANNI LEONARDI (1541-1609)
San Giovanni Leonardi è considerato uno dei cofondatori del Collegio Urbano. Insieme al prelato spagnolo Mons. Juan BautistaVives (1545-1632), al gesuita Martin de Funes (1560-1611) e alconfratello P. Giuseppe Matraia(Chierico regolare della Madre di Dio), Giovanni Leonardi contribuì con le sue lungimiranti intuizioni alla fondazione di un Seminario missionario per futuri sacerdoti diocesani, pronti a dedicarsi in modo speciale al compito dell’evangelizzazione. Subito dopo la morte di san Giovanni Leonardi (1609), fu realizzato con la sovvenzione del Vives, nel gennaio 1610, un Seminario missionario per preti secolari. Si dovette però aspettare il 1627 per vedere l’istituzione ufficiale del Collegio Urbano de Propaganda Fide, con la bolla Immortalis Dei Filiusdel papa Urbano VIII. Gli statuti riflettevano la concezione di un Seminario missionario, maturata già in un memoriale del 1608 da Giovanni Leonardi, Juan BautistaVives e Martin de Funes.

Giovanni Leonardi nasce a Diecimo nei pressi di Lucca, l’anno 1541. Giovane zelante e pieno di amore apostolico, visse da laico impegnato la prima stagione della sua esistenza. Inviato dai familiari a Lucca per apprendere l’arte del farmacista, s’inserì nel tessuto cittadino attirando per la santità della vita e la radicale scelta evangelica, l’entusiasmo della gioventù lucchese.

Su consiglio del domenicano P. Paolino Bernardini a ventisei anni, il Leonardi lasciò l’attività di farmacista e intraprese gli studi ecclesiastici. Divenne prete il 1572. Il vescovo di Lucca gli affidò la Chiesa di San Giovanni della Magione, nella quale poté attuare un’intuizione che portava da tempo nel cuore: l’istituzione di una scuola che formasse soprattutto i più giovani nei principi della retta fede e della vita cristiana. Nacque così la “Compagnia della Dottrina Cristiana”. In seguito sentì l’esigenza di dedicarsi anche all’istruzione cristiana degli adulti. Nel 1574 fonda la famiglia religiosa dei «Chierici regolari della Madre di Dio» e diventa un protagonista della riforma cattolica. A Lucca cominciano a non amarlo e così, nel 1584 mentre si trova a Roma, viene bandito in perpetuo dalla sua città perché disturba l'ordine pubblico e manca di rispetto all'autorità costituita. A Roma, però, cresce il suo prestigio e Clemente VIII lo manda a riordinare congregazioni religiose e riformare monasteri. 

L’ultimo periodo della sua vita si caratterizza per un’accentuata ansia missionaria che lo porta a ideare un collegio per la formazione dei preti secolari destinati alla missione e alla conversione degli infedeli.

Muore a Roma nel 1609 e viene proclamato santo da Pio XI nel 1938.

Approfondisci qui il legame di san Giovanni Leonardi con il Collegio Urbano http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=5&ved=0CEQQFjAE&url=http%3A%2F%2Fwww.ordinedellamadredidio.org%2Findex.php%3Foption%3Dcom_docman%26task%3Ddoc_download%26gid%3D37%26Itemid%3D38%26lang%3Dit&ei=iagyU7iMKsPA7AapoYHQDA&usg=AFQjCNG8wMIdMZ6i9F2PmiJVk6cfnraEXw
Anton Durcovici (1888-1951)
Vi sono tra gli ex-alunni dei martiri che hanno sacrificato la loro vita per la testimonianza e la difesa della fede. Si ricordano ad esempio: Pietro Cesio (alunno persiano, lapidato nel 1680), Nicolò Boscovich (nativo di Ragusa, decapitato a Edirne in Bulgaria nel 1738), Giacomo Foelech (alunno belga, torturato e decapitato nel 1643).

Recentemente è stato beatificato Iaşi, in Romania, il vescovo Anton Durcovici martirizzato dal regime comunista nel 1951. Anton Durcovici (1888-1951) fu alunno del Collegio Urbano dal 1906 al 1911. Su incarico di papa Francesco, il cardinale Angelo Amato ha presieduto la liturgia per la beatificazione di questo martire della Chiesa in Romania, in data 17 maggio 2014 a Iaşi (Romania). Alla celebrazione ha preso parte anche una delegazione del Collegio Urbano, guidata dal rettore Mons. Vincenzo Viva. Il Collegio Urbano ha poi commemorato l’evento con un solenne Atto celebrativo, il 29 maggio 2014, presso l’Auditorium Giovani Paolo II dell’Università Urbaniana.

Ecco un breve profilo del martire Anton Durcovici: Anton Durcovici è nato il 17 Maggio del 1888 a BadDeutsch-Altenburg/Austria da una famiglia povera. Suo padre lavorava in una miniera di pietra, sua madre era casalinga. Nel 1893-1894 il padre si ammala e muore. La madre rimane da sola con due bambini. Non avendo una condizione materiale sufficiente, ha cercato, però, di assicurare un futuro migliore a questi due bambini, chiedendo l’aiuto di una delle sue sorelle, la quale era sposata con un proprietario di un ristorante a Iasi, in Romania. 

Entrato nel seminario dell’Arcidiocesi, Anton arriva a Roma nel 1906 con la raccomandazione dell’ArcivescovoNetzhammer, che desidera per lui la conclusione degli studi di filosofia e teologia presso il Collegio Urbano “de Propaganda Fide”. L'anno accademico iniziò il 4 novembre 1906. Il giovane seminaristasi iscrisse all'Università „San Tommaso" per studiare la filosofia scolastica; in soli due anni terminò gli studi di filosofia, ottenendo il titolo di dottore. Con questo fondamento filosofico, si dedicò con costante diligenza agli studi di teologia, presso l'Università Urbaniana, ottenendo il dottorato in teologia nel 1910. A causa della troppo tenera età, fu ritardata l'ordinazione sacerdotale del diacono Anton Durcovici. Egli volle rimanere nel Collegio Urbano fino all'ordinazione. Il rettore rimase ammirato da questo desiderio. Così divenne il prefetto del I anno, anche se non era ancora sacerdote. Il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinal Girolamo Gotti, ed il rettore del Collegio Urbano, Mons. Giovanni Bonzano, erano molto contenti dell'operato del giovane Anton Durcovici. Oltre a questa missione di prefetto, si occupò dello studio del diritto canonico: compì gli studi di diritto presso la Facoltà del Seminario Romano, ottenendo la laurea in diritto canonico nel 1911. Con una dispensa della Santa Sede, perché gli mancavano ancora 20 mesi per l'età canonica, fu quindi ordinato sacerdote il 24 settembre 1910, nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Mantenne la funzione di prefetto fino alla fine del secondo semestre. Lasciò il Collegio Urbano e Roma il 29 luglio 1911, per ritornare in Romania.

     Negli anni 1923-1924 viene nominato come rettore dell’Accademia teologica di Bucarest e rimane in questo servizio fino nel 1947; per quasi 25 anni fu quindi rettore del Seminario. Il Papa Pio XII lo nomina vescovo di Iasi, però la consacrazione episcopale non ebbe luogo in quel momento, ma solo dopo 5 mesi, il 5 Aprile 1948 a Bucarest,a causa degli eventi politici di quel tempo. Il celebrante principale della consacrazione episcopale fu il Nunzio Apostolico Gerard Patrick Aloysius O’Hara. Ordinato vescovo, ritorna quindi a Iasi, dove è accolto il 14 Aprile 1948 da moltissimi fedeli e tanti sacerdoti per l’inizio del suo ministero episcopale. 

Negli anni della dura persecuzione anticristiana rumena, nonostante le minacce del regime, svolse una fervida attività di apostolato visitando le parrocchie della Diocesi e annunciando il Vangelo. Non accettò compromessi col regime comunista e ateo, sempre più aggressivo con i cristiani. Si oppose con tutte le forze al progetto del governo che voleva creare una sola Chiesa nazionale, separata da Roma. Fedele al Santo Padre, il vescovo Durcovici con quello di Alba Iulia, Marton Aron, elaborano insieme un manifesto di dissenso: «La Chiesa cattolica in Romania fa parte della Chiesa romano-cattolica, a capo della quale vi è il Papa». Iniziò una forte attività di repressione e persecuzione del regime contro il vescovo, che però godeva della stima del suo popolo, tanto da risultare difficilmente attaccabile a livello pubblico. 

La polizia segreta rumena, la Securitate aveva paura a intervenire, perché temeva la reazione popolare. Si decise quindi di colpirlo di nascosto. Il 26 Giugno del 1949, una macchina dei servizi segreti, accostò il vescovo scomodo, mentre egli si recava da Bucarest a PopestiLeordeni per conferire il sacramento della Cresima. Il vescovo era accompagnato dal sacerdote Rafael Friedrich. Furono entrambi caricati in macchina, arrestati della polizia segreta. Dopo molte torture, maltrattamenti e offese, venne portato nella prigione del ministero degli Interni, dove restò fino al giugno 1950, quando fu trasferito nel temutissimo carcere di Jilava.

La successiva tappa della sua personale via crucis, fu quella della prigione diSighetuMarmatiei, dove già erano stati imprigionati altri vescovi. Con loro e con i sacerdoti reclusi pregò e soffrì per la fede, incoraggiando tutti a portare la croce pazientemente e con amore per Cristo, in vista della salvezza. Quindi venne isolato e trasferito in un altro bunker, seminudo e privato del cibo necessario, con scarsissima aria e luce, fatto oggetto di insulti, di oltraggi e di maltrattamenti, fino a che fu ridotto a una larva. E benché, mentalmente sia sempre rimasto lucido e in pieno possesso delle proprie facoltà intellettuali, dal punto di vista fisico poté resistere solo tre mesi in quella prigione.

Lo lasciarono morire di fame nella cella numero 13 il giorno 10 dicembre 1951. Don Rafael Friederich, sacerdote della sua diocesi, ha testimoniato che mentre puliva i corridoi si avvicinò alla sua cella e gli disse in latino: «Ego sum Friederich». Dall’interno rispose una voce debole: «Antoniusmuribundus. Morior fame et siti. Da mihiabsolutionem». E in quello stesso giorno il vescovo Durcovici morì.

Come era abitudine ‘discreta’ della Securitate rumena, la notizia della sua morte fu registrata all’Ufficio Centrale di Bucarest con solo alcune righe molto concise; nulla è rimasto del suo tempo trascorso in carcere, né delle sofferenze inflitte che gli procurarono la morte.

Il corpo del vescovo Durcovici fu sepolto in un posto segreto, con altre 50 personalità politiche, civili e religiose morte a SighetulMarmatiei; dal cimitero principale della prigione di sterminio, fu distrutta ogni prova. Tutti i documenti che lo riguardavano, compreso la carta d’identità furono distrutti, gli oggetti di valore scomparsi.
BEATO JOHN HENRY NEWMAN (1801-1890)
Fra gli studenti più eminenti bisogna ricordare il Beato John Henry Newman(1801-1890).
È una personalità sufficientemente nota quella del Cardinale John Henry Newman (1801-1890), beatificato da Papa Benedetto XVI il 19 settembre 2010 a Birmingham (Regno Unito). La sua sincerità nel cercare la verità e la sua conoscenza della dottrina patristica, lo spronarono a diventare cattolico (1845) e ad intraprendere il cammino del sacerdozio ministeriale. “I Padri mi hanno fatto diventare cattolico”, diceva. Nella sua vita si sentiva la presenza discreta e materna di Maria.

Il Pontificio Collegio Urbano di Propaganda Fide si trovava allora in Piazza di Spagna, nella sede della Congregazione missionaria. È lì dove Newman, inviato dal suo vescovo Wiseman, si preparò (1846-1847) per ricevere gli Ordini Sacri. Fu ordinato sacerdote nella cappella del Collegio domenica 30 maggio 1847.

Ci sono due sue affermazioni, di un grande valore sapienziale e quindi spirituale autentico, che configurano la sua personalità sacerdotale, in armonia tra la contemplazione e l’azione apostolica: “Il cuore parla al cuore” - "diffondere ovunque il profumo di Cristo”.

La prima affermazione è stata spiegata da Benedetto XVI durante il suo viaggio nel Regno Unito: “Il motto del Cardinale Newman, Cor ad corloquitur, il cuore parla al cuore, ci permette di penetrare nella sua comprensione della vita cristiana come chiamata alla santità, sperimentata come l’intenso desiderio del cuore umano di entrare in intima comunione con il Cuore di Dio”.

La seconda affermazione è il riassunto del suo libro Irradiare Cristo: "Diffondere ovunque il profumo di Cristo, affinché tutta la vita sia soltanto un'irradiazione della sua".

Armonicamente appoggiato in questi due pilastri, il Beato J.H. Newman viveva la sua vocazione come dono da amare e da custodire con gioia e fedeltà generosa: “Dio mi ha creato per offrire a lui un certo specifico servizio. Mi ha affidato un certo lavoro che non ha affidato ad altri” (Meditations on Christian Doctrine).

Attraverso la preghiera, come atteggiamento relazionale, i grandi principi diventano vita. Diceva in uno dei suoi sermoni: “L’abitudine alla preghiera, che è pratica di rivolgersi a Dio e al mondo invisibile in ogni stagione, in ogni luogo, in ogni emergenza, la preghiera, dico, ha ciò che può essere chiamato un effetto naturale nello spiritualizzare ed elevare l’anima. Un uomo non è più ciò che era prima; gradualmente… ha interiorizzato un nuovo sistema di idee e si é impregnato di freschi principi” (Parochial and plainsermons, IV).

E così la sua vocazione diventava sorgente di gioia: “Dio non mi ha creato per niente. Farò il bene, compirò la sua opera; sarò un angelo di pace, un predicatore di verità proprio nel mio posto… se lo faccio obbedirò ai suoi comandamenti e lo servirò nella mia vocazione” (Meditations and devotions).

Descrive la vocazione sacerdotale come servizio umile di fratello tra i fratelli: “Se gli angeli fossero stati i vostri sacerdoti, cari fratelli, non avrebbero potuto partecipare alle vostre sofferenze, né compatirvi, né aver compassione per voi, né provare tenerezza nei vostri confronti e trovare motivi per giustificarvi, come possiamo noi” (Men, notAngels: the Priests of the Gospel, Discourses to mixedcongregations).

Possiamo dire che dal 1846-1847, la traccia di John Henry Newman è rimasta viva nel nostro Collegio, e rimarrà ancora incancellabile nelle nostre vite, come la sua, offerte al Signore per mezzo di Maria. Newman aveva difeso il culto reso a Maria nella Chiesa Cattolica: “Il Figlio di Dio si sottomise a divenire il Figlio di Maria”. La Beata Vergine è una presenza costante nella sua vita. Vecchio (quasi novantenne) e debole, quando non poteva più celebrare la Messa ne recitare la Liturgia delle Ore (il Breviario), pregava il Rosario. Un modello apostolico da seguire.

Juan Esquerda Bifet
Servo di Dio Augustus Tolton (1854-1897) primo sacerdote cattolico afro-
AugustusTolton (1854-1897), primo sacerdote cattolico afro-americano, è stato alunno del Collegio Urbano dal 1880 al 1886.
AugustusTolton, nacque in una famiglia di schiavi a Brush Creek, Missouri (USA), il 1° aprile 1854. Sentì la vocazione religiosa a 9 anni quando venne iscritto alla scuola cattolica di St. Peter’s a Quincy, nell’Illinois, città dove sua madre si era trasferita per fuggire dalla condizione di schiavitù con gli altri due figli. A causa del pregiudizio, fu respinto dalle scuole e dai seminari negli Stati Uniti, ma con l’aiuto di un illuminato sacerdote, Padre Peter McGirr, riuscì a farsi ammettere nelSt. Francis Solanus College, a Quincy. Il giovane si dimostrò brillante nello studio e fermo nel proposito di diventare sacerdote. Le porte dei seminari americani gli rimasero però chiuse, fino a quando Augustusvenne accettato come alunno del Pontificio Collegio Urbano “de Propaganda Fide” in Roma. Qui, all’età di 26 anni, incontrò seminaristi africani e da tutto il mondo, potendo finalmente trovare un ambiente favorevole dove prepararsi a diventare sacerdote. Sei anni dopo, il 24 aprile 1886, a 32 anni, AugustusTolton venne ordinato sacerdote nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
Respirando l’aria di universalità e missionarietà del Collegio Urbano, volle recarsi come missionario in Africa. D’altronde il clima razzista e anti-cattolico negli Stati Uniti non sembrava promettere nulla di buono per il giovane sacerdote afro-americano nel suo paese. Fu il cardinale GivanniSimeoni, allora Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, a sorprendere AugustusTolton, ad insistere affinché il giovane sacerdote ritornasse proprio negli Stati Uniti, come primo sacerdote afro-americano.
Don Tolton sapeva il sacrificio che ciò comportava, ma accettò serenamente la decisione. Tornò a Quincy, dove celebrò il 18 luglio 1886 una solenne messa davanti ad un’immensa folla di bianchi e di neri. Fu assegnato ad una povera parrocchia di fedeli neri, la St. Joseph Church nella stessa città di Quincy. Fu un sacerdote e catechista molto zelante. Anche tanti fedeli bianchi lo cercavano per la direzione spirituale e partecipare alle sue messe. Presto sorsero invidie e malcontenti, anche tra i confratelli nel sacerdozio e perfino tra i pastori protestanti che lo accusarono di diffondere il “romanismo”, ossia la dottrina e lo spirito della Chiesa cattolica romana.
Alla fine, col permesso dei superiori di Propaganda Fide in Roma, accettò l’invito dell’arcivescovo Patrick Feehan di Chicago per dedicarsi al ministero della comunità afro-americana in quella diocesi, trasferendosi nel 1889. Anche qui la sua attività pastorale fu instancabile. Con l’aiuto della futura santa KatharineDrexel, fondatrice di istituzioni educative per i neri e gli amerindi segregati dal razzismo, poi canonizzata da Giovanni Paolo II, Tolton riuscì nella costruzione di una nuova parrocchia per i suoi fedeli, che prese il titolo di St. Monica Church.
Durante l’estate del 1897, che rimase alla storia per una forte ondata di calore che costò la vita a molte persone, don Tolton morì per un colpo di calore mentre tornava da un ritiro sacerdotale. Fu il 9 luglio 1887 e già da tempo non stava molto bene in salute, senza lamentarsi con nessuno. Aveva appena 43 anni. La sua testimonianza di vita continua anche oggi a parlare al cuore di molti ed è un grande esempio di totale dedizione sacerdotale per il popolo di Dio, specialmente per coloro che sono considerati gli ultimi.
Don AugustusTolton è stato dichiarato Servo di Dio il 24 febbraio 2011. Il 29 settembre 2014, si è chiuso a Chicago il lungo e complesso processo diocesano per la sua beatificazione. Ora la voluminosa documentazione si trova presso la Congregazione delle Cause dei Santi a Roma. Chiediamo il dono di vederlo presto elevato agli onori degli altari. Chi avesse notizia di guarigioni, grazie o miracoli ricevuti per intercessione del Servo di Dio AugustusToltonè pregato di mettersi in contatto con l’Arcidiocesi di Chicago:

http://www.toltoncanonization.org/

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