Pontificio Collegio Urbano
De Propaganda Fide
Motto dell’ Anno Formativo

Giornata Nazionale della Colletta Alimentare - 2010

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La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare è un’iniziativa della Fondazione Banco Alimentare Onlus[1] in collaborazione con altre Associazioni di carità ed Enti pubblici che consiste a coinvolgere le persone di buona volontà a condividere le loro spese con persone bisognose. Come di consueto, questa Giornata si è svolta il 27 novembre. Una volta ancora, si è arricchita dalla partecipazione assai significativa dei Seminaristi del Pontificio Collegio Urbano «De Propaganda Fide», i quali sotto la guida del loro estimato fratello maggiore Don Remigio Bellizio, hanno collaborato come volontari alla colletta svoltasi presso il Supermercato Auchan (Roma – Fiumicino). Per rendere la colletta più efficace e fruttuosa, si sono organizzati in modo seguente: un gruppo consegnava i volantini (essi davano delle spiegazioni circa l’iniziativa) e i sacchetti alle persone desiderose di fare la loro spesa nel Supermercato; dava pure dei chiarimenti circa l’iniziativa quando c’era necessità. Un altro gruppo, servendosi dei carrelli, era incaricato di raccogliere le spese che portavano le persone uscendo dal Supermercato. Un terzo gruppo impacchettava queste offerte a seconda delle diverse rubriche previste (tonno, omogeneizzati, pelati, olio, ecc), pesava le scatole già impacchettate e ci scriveva il peso definitivo della merce. Con questa organizzazione del “lavoro alla catena”, tutto era fluido e si stancava di meno. Saltava quindi all’occhio la costatazione secondo la quale ogni opera ben organizzata e compiuta per il bene è suscettibile di successo.

             È doveroso esprimere qualche sentimento circa questa colletta alla quale partecipava per la prima volta la maggioranza dei seminaristi del gruppo. Innanzitutto, vorrei sottolineare la diversità e l’internazionalità di cui ha beneficiato questa colletta tramite i seminaristi partecipanti. Le nazionalità presenti erano quelle indiana, messicana, camerunense e ecuadoriana. Importante è precisare che tale iniziativa caritativa a livello personale ha rinforzato la mia convinzione che con un po’ di attenzione alle situazioni degli altri, possiamo creare una solidarietà umana capace di respingere le ingiustizie sociali e di cambiare positivamente le nostre società speso dominate dall’egoismo che ci chiude gli occhi ai bisogni dei fratelli e sorelle. Un’altra cosa di cui sono convinto e che ho esperimentato sempre di più in questo servizio è la grande gioia che uno sente dopo essersi sacrificato per una causa giusta. Credo che questi sentimenti siano stati pure condivisi dai confratelli. Che il Signore benedica sempre il Banco Alimentare affinché possa proseguire instancabilmente questa sua missione.

Da André Marie DJON LIMAY



[1] Esiste dal 1989; essa «non ha scopo di lucro e si propone l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale nei settori dell’assistenza sociale e della beneficenza, nel solco della tradizione cristiana, della dottrina sociale della Chiesa e del suo Magistero, secondo il principio di sussidiarietà e secondo la concezione educativa del “Condividere i bisogni per condividere il senso della vita”.» (Art.2 dello Statuto della Fondazione Banco Alimentare Onlus)

La lettera di San Vincenzo Pallotti,

Agli alunni del Collegio Urbano

Agli alunni del venerabile Collegio Urbano, grande speranza della Santa madre  Chiesa. Teodoro, indegnissimo sacerdote di Gesù Cristo nostro Signore saluta nel Signore.

La convivenza vostra sia col Padre e con suo figlio Gesù Cristo (cf. 1Gv 1,3) nella verità e nella carità (cf. 2Gv 3) affinché, godendo in perpetuo la grazia della santa vocazione (cf 2Tim 1,9) e camminando in essa con fedeltà, possiate conseguire l'eterna corona della gloria. C’è, tra di voi, già qualcuno che va dicendo in cuore suo: “ Chi è costui che ci rivolge la parola?”. È un omuncolo di nessun nome e di nessuna merito, inesperto e rozzo, misero e miserabile. Ma la vostra carità perdoni a me, uomo che viene contemplando la grazia sovrabbondante del Signore nostro Gesù Cristo (cf Lc 6,38), a voi concessa per la santificazione vostra e delle genti, perdoni ad un uomo debole cui non bastano le forze per trattenere nel proprio cuore i sensi di somma gioia e di somma speranza per voi per i quali, dato che amate Dio, in questi giorni, nei quali viviamo l'ora e il potere delle tenebre (Lc 22, 53), tutto coopera al bene (Rm 8, 28); e pertanto, gioioso, sperando in Cristo, osa di venire a voi mediante lettera che, composta con parole non adatte, voi benignamente, vi degnerete di accettare, ben sapendo che una persona non adatta parla anche in maniera non adatta e in istile non adatto.

Le vicende del tempo presente impongono per noi, al principio del nostro discorso, ci serviamo delle parole di San Paolo con lui con tutto il cuore, tutti insieme diciamo: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione, che ci consola in ogni nostra tribolazione, affinché noi, a nostra volta, possiamo consolare coloro che sono in ogni angustia e possiamo far questo mediante l'esortazione con la quale noi stessi veniamo esortati da Dio” (cf. 2Cor 1, 3-4).

Carissimi, che amo tanto nelle viscere del Cristo (cf. Fil 1,8), non vi rattristate troppo se la vostra vita fiorisce attualmente come se fosse prigioniera non già in Babilonia, ma in Gerusalemme, nella città del Signore delle schiere, nella città del nostro Dio (Sal 47, 2).

Tutto questo è stato operato dal Signore non per la vostra rovina (cf. Lc 2, 34), ma per la salvezza vostra e dei popoli. Rattristatevi nel Signore e piangete in compagnia della figlia di Sion, la madre nostra, la Chiesa di Cristo che, con le lagrime inenarrabili, piange per la morte di tanti figli suoi che, ammaestrati nella cattedra della pestilenza, allontanatisi per la via degli empi, sono divenuti figli dell'ira (Ef 2, 3), figli della vendetta, figli della pena,
figli della perdizione (cf. Gv 17, 12). È poiché siete venuti a conoscenza, per la vista o per l'udito, di quanti mali, ai giorni nostri, si sono prodotti nella città di Dio (Sal 47, 2), il cuore vostro ha avuto paura e si è spostato dalla sua sede (cf. Gb 37, 1). Ma nel timore e nel tremito (cf. Sal 54, 6) dei vostri cuori è riposta la speranza della santa madre Chiesa. E per questo, mentre essa piange per le innumerevoli pecorelle uscite e vaganti dall'ovile di Cristo, si rallegra per voi piena di speranza nel Signore. Poiché, come Dio vi ha tratto dal mondo perché voi andiate, facciate frutto ed il frutto vostro resti (cf. Gv15, 16), così Dio vi ha elargito una maggiore carità che, mediante lo Spirito Santo, è stata diffusa nei vostri cuori (cf. Rm 5, 5). Per questa ragione le molte acque, che inondarono quasi tutta la terra non furono capaci di estinguere in voi la vostra carità (cf. Ct 8, 7). È come è scritto che: “Per chi ama Dio tutto coopera al bene” (Rm 8, 28), così tutti i mali che, ai nostri giorni dominano dappertutto, operano al vostro bene secondo la grazia della vostra santa vocazione (cf. 2Tim 2, 3). Pertanto, come Dio vi ha benedetto, vi ha scelto e vi ha posto nel suo Tabernacolo (cf. Sal 26, 5), affinché ciascuno di voi divenga un coraggioso soldato di Cristo (2Tim 2,3), così voi, con timore e tremore (cf. Ef 6, 5) unendovi sempre più a Dio (cf. Sal 72, 28), rafforzatevi anche nella fede per mezzo della carità. Io, da parte mia, ringrazio il mio Dio per voi (cf. 1Cor 1,4), perché, mediante gli
incrementi della vostra fede, che in questo tempo cattivo si sono attuati in voi, per la grazia e la misericordia del Signore Nostro Gesù Cristo, i vostri cuori, in maniera forte e soave (cf. Sap 8, 1), vengono preparati, con la grazia di Cristo, a quello che egli fece e soffrì e a quello che predicava l'Apostolo, ispirato dallo Spirito Santo, allorché diceva: “In tutte le cose mostriamoci come si conviene ai ministri di Dio pieni di molta pazienza, nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angustie.

Nelle piaghe, nella prigionia, nei sommovimenti, nelle fatiche, nelle vigilie, nei digiuni.

Nella castità, nella scienza, nella generosità, nella sua vita, nello Spirito Santo, nella carità sincera.

Nella parola di verità, nella potenza di Dio, mediante le armi della giustizia, sia a destra che a sinistra.
Mediante la gloria e l'ignobilità, l'infamia e la buona fama, come seduttori e veraci, come sconosciuti e conosciuti.

Come morenti, mentre invece viviamo; come castigati e non mortificati. Come tristi, mentre invece siamo lieti; come poveri, mentre invece sosteniamo tanti; come nullatenenti ed invece possidenti tutto”.

La mia bocca si apre a voi (cf. 2Cor 6, 11), o direttissimi e desideratissimi che state fiorendo in Cristo ma, per mezzo degli esempi e delle parole del “dottore della verità”, il vostro cuore si è allargato nel Signore (cf. 2Cor 6, 11), affinché tutti voi, cumulativamente, per mezzo della carità diventiate l’aurea corona della Chiesa di
Cristo. Veramente, perché le eresie e le empietà dei nostri giorni vi hanno atterrito; e voi stessi, vedendo ed udendo, vi siete meravigliati, turbati e commossi (cf. Sal 47, 6) ed avete sofferto dolori nello spirito conturbato (cf. Sal 47, 8), per tale ragione le ascensioni della vostra fede vengono nel vostro cuore disponendosi in modo tale che
la stessa vostra fede, mediante la carità e la sana dottrina, sia sempre in voi (cf. Sal 83, 6) come una Torre, edificata nella sua vigna dal celeste Padre di famiglia ( cf. Mt 21, 33) per la difesa del popolo di Dio contro i nemici della Croce di Cristo (cf. Fil 3, 18).

E muovendovi voi non dalla sapienza del tempo presente, ma nella fede secondo il Vangelo di Dio e salendo in alto, alle cose più sublimi, mediante la carità, come se fosse sull’igneo carro di Elia, mediante gli incrementi della vostra fede, splenderanno in voi, e in molti popoli quei prodigi della fede dei quali, riferendosi ai santi padri, già parlava San Paolo scrivendo agli ebrei: “Mediante la fede conquistarono regni, agirono giustamente e ottennero quanto era stato loro promesso” (Eb 11, 33). Voi infatti, che tutti giorni meditate sulla legge del Signore, desiderosi nella fede
delle caste delizie dell'agnello immacolato, assetati delle divine ricchezze del Cristo ed affamati dell'eterna esultanza dei figli di Dio, conseguirete la vittoria su tutti i regni del mondo, poiché tutto ciò che c'è attualmente nel mondo non è che concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita (1Gv 2, 16). E mediante la medesima vostra fede, che opera in voi attraverso la carità, in Cristo Gesù, sole di giustizia, voi utilizzerete tutta la giustizia per Dio, per voi e per tutte le genti. Ma già da adesso, anzi, voi esercitate la giustizia nel Tabernacolo di Dio (cf. Eb 11, 33), custodendo nella fede il comando dell'apostolo: “Bada a te e alla dottrina” (1Tim 4, 16), per diventare operai che sia impossibile confondere. E, dopo, con la volontà di Dio, anche come Ministri di Cristo, divenuti spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini (cf. 1Cor 4, 9), per mezzo della fede che è in voi, farete sì che la vostra giustizia risplenda nella Chiesa di Dio fino all'ultimo giorno (cf. Gv 6, 39). E, dato che non soltanto la vostra giustizia, ma anche la vostra vittoria su tutti i regni del mondo risplenderà secondo la parola del Signore che prescrive: “Così risplenderà la vostra luce davanti agli uomini, che essi vedano le vostre opere buone e diano gloria al vostro Padre che sta nei cieli” (Mt 5, 16), in tal maniera i prodigi della vostra fede si moltiplicheranno non solo in voi, ma anche in mezzo a moltissimi popoli. Si moltiplicheranno nei figli dell'ira (cf. Ef 3, 3), che per la luce della vostra feden e per la grazia del Signore Nostro Gesù Cristo rientrando in se stessi (cf. Is 46, 8), di nuovo verranno ammessi all'adozione di figli di Dio (cf. Rm 8, 23) e, come figli della luce, effettueranno le opere della fede del Salvatore Nostro Gesù Cristo che dice: “Chi crede in me compirà le opere che io stesso eseguii e ne attuerà ancora di
maggiori”.

Si moltiplicheranno i prodigi della fede tra quei popoli, tribù e genti (cf. Ap 7, 9) sulle quali, sedute tuttora nelle tenebre e nell'ombra di morte, risplenderà la luce della vostra fede che, con l'aiuto della grazia dello Spirito Santo, riconosceranno il vero Dio e colui che egli inviò, Gesù Cristo e nei loro riguardi si adempirà quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta Isaia (2, 3): “E molti popoli si muoveranno e diranno: ‘Venite, saliamo sul monte del Signore e alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie e su d  esse noi cammineremo. Perché da Sion verrà la legge e la parola di Dio da Gerusalemme’ ” e tutti, gioiosi, verranno insieme ad attingere acqua alle fonti del Salvatore (cf. Is 12, 3) e compiranno le opere della fede (cf. 1Ts 1, 3). E per questo gioisce per voi nel Signore (cf.Fil 4, 4) tutta la Chiesa dei santi e si rallegra nella speranza della vostra fede, che, secondo la misura della grazia del
dono di Cristo (cf. Ef 4, 7; Gal 4, 5), opera in voi mediante la carità e tanto più intensamente lavora quanto più gravi sono le necessità della Chiesa, ed i mali dei popoli.  Ed altresì si rallegrerà nel Signore, dato che, a causa degli incrementi della vostra fede, sempre più fiorirà (cf. Ct 2, 15) la vigna del Signore degli eserciti che maggiormente si impinguerà e dilaterà l’ovile di Cristo e, asciugate le lacrime, la Chiesa, sposa di Cristo, sorgerà, come dal deserto (cf. Ct 8, 5), più bella, più risplendente, più formosa e più ricca di delizie; e si farà avanti come un’aurora che sorge, bella come la luna, scelta come il Sole, terribile come un esercito schierato per la battaglia (cf. Ct 6, 9) pronta ad espugnare i nemici visibili ed invisibili della croce di Gesù Cristo Signore Nostro /cf. Fil 3, 18).

Ed in eterno godrà il vostro cuore e la vostra gioia nessuno potrà toglierla a voi (cf. Gv 16, 22), perché quando, in tutta la sua maestà, si presenterà il Figlio dell'uomo per fare i conti con i suoi servi (Mt 25, 19) a nessuno di voi dirà “servo malvagio” (cf. Lc 19, 22) e, contro qualcuno di voi, dirà ai suoi servi: “Legate le loro mani ed i loro piedi e cacciatelo fuori, nelle tenebre, dove ci sarà pianto e stridore di denti” (cf. Mt 22, 13). Ma a tutti voi che, nell'umiltà del vostro cuore, avete fedelmente e con perseveranza custodito il vostro talento nella volontà di Dio, dirà: “Orsù, servo buono e fedele, perché fosti fedele nel poco io ti darò potere su molto; entra nella gioia del tuo Signore” (Mt 25, 21).

È tutto ciò Dio onnipotente si degni di elargire a tutti i credenti in Cristo per l'intercessione della beatissima vergine Maria e di tutti i santi, per il medesimo Cristo Signore Nostro. A lui la gloria e il ringraziamento (cf. Ap 7, 12) per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Pregate per me, perché non sia trovato reprobo (cf. 1Cor 9, 27) e perché possa portare tutto a compimento secondo la volontà di Dio sino al giorno del mio finale proscioglimento (cf. 2Tim 4, 6). Nella festa dell'Ascensione del Nostro Signore Gesù Cristo, il giorno decimosesto prima delle calende di giugno, nell'anno della restituita salvezza 1849 (17 maggio 1849).

Ai carissimi in Cristo
Alunni del Venerabile Collegio Urbano di Propaganda Fide.
Roma

Da Marsiglia al Reverendissimo Signore
A te che agisce in nome di Dio (cf. 2Cor 5, 20): fa ciò che pensi in cuore secondo Dio della presente lettera indirizzata agli alunni, perché il cuore del re ha sede nella mano del suo Signore.

Pregate per me; la tua carità mi scusi.

ultimo dei tuoi servi
Teodoro

N.b: Il Pallotti, sotto il nome di Teodoro, si finge residente in Marsiglia (Francia). Si indirizza ad uno dei superiori del Collegio Urbano. Si trovava nel Collegio Irlandese a Sant’Agata dei Goti dove si era rifugiato a motivo della situazione dolorosa creatasi con la proclamazione della Repubblica Romana (febbraio 1849) con cui ebbe inizio la soppressione dei monasteri e la persecuzione del clero. Vi rimarrà fino al 14 luglio cioè fino alla caduta della Repubblica Romana ad opera delle truppe francesi. Da qui, scriverà le sei lettere pubblicate, tra cui la lettera agli alunni del Collegio Urbano dove era stato direttore spirituale.

(La lettera del Pallotti è tratta da: San Vincenzo Pallotti, Lettere Latine, a cura di Don Francesco Moccia S.A.C., Roma 1998, pp. 42-69. Il volume contiene le lettere scritte in latino con la rispettiva traduzione e le annotazioni specifiche).

Lectio Divina III Domenica

Siamo entrati nel Tempo Liturgico chiamato “Tempo Ordinario”. M.Augé così lo definisce: “È da considerarsi un “tempo forte” nel quale si approfondisce e si assimila il mistero di Cristo che si innesta nella vita dei credenti per assumerla e renderla pienamente “pasquale”. Il Tempo “durante l’Anno” è il tempo in cui la vita nello Spirito è destinata ad approfondirsi, a concretizzarsi, al fine di condurre i cristiani ad un’esistenza matura e consapevole. È il tempo dell’assimilazione dei doni dello Spirito e della crescita da essi provocata”. In questa luce accogliamo la Parola lasciandoci formare dallo Spirito.

 

Lectio Mt 4, 12-23

 Sono quattro le parti che costituiscono questo brano evangelico: l’inizio dell’attività di Gesù in Galilea (vv.12-16); il messaggio di Gesù (v.17); la chiamata dei primi quattro discepoli (vv.18-22); l’insieme dell’attività di Gesù (v.23).

 

1.  “Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea ed andò ad abitare a Cafarnao”.

            Cafarnao era un villaggio di pescatori e agricoltori che si estendeva per circa trecento metri lungo la riva occidentale del lago di Genesaret; si trovava lungo la «Via del mare» – la celebre strada imperiale che dall’Egitto e passando per Damasco conduceva in Mesopotamia e segnava il confine fra la Galilea e il Golan. Era un luogo di frontiera, con una dogana dove veniva riscosso il dazio su tutte le mercanzie.- La Galilea era abitata da israeliti considerati da tutti come dei semipagani, perché nati dall’incrocio di vari popoli. I giudei di Gerusalemme li disprezzavano perché li ritenevano poco istruiti, ignoranti della legge, corrotti nei costumi e poco osservanti delle disposizioni rabbiniche. Erano guardati con diffidenza anche a causa delle loro tendenze sovversive in campo politico.

            Perché proprio qui? Chi è questo Gesù? Matteo  lo spiega con una citazione di Isaia (è la prima Lettura: Is. 8, 23b-9,3), cioè introduce la vita pubblica di Gesù e la sua missione  lasciando la parola al profeta Isaia per aiutare i cristiani a comprendere l’identità del Maestro ed aprirsi al suo insegnamento e alla sua missione. Riporto una breve ma efficace spiegazione: “Verso il 732 a.C., Tiglat‑pileser III, imperatore d'Assiria, aveva com­piuto una delle frequenti campagne di guerra in occi­dente e aveva sottomesso la Galilea facendone una pro­vincia assira e deportandone gli abitanti. In tale occa­sione il profeta Isaia aveva pronunciato un oracolo proprio a favore di quelle terre del nord calpestate. Di­ce dunque il profeta che in futuro Dio avrebbe reso glo­riosa la terra di Zabulon e di Neftali (cioè la Galilea) che ora era umiliata; allora «il popolo che camminava nelle tenebre » avrebbe visto «una grande luce» e speri­mentato una grande e indicibile «gioia»… Il testo di Isaia è chiarissimo nel suo messaggio: ri­portiamolo al contesto di Matteo che lo cita. Esso dice: la predicazione di Gesù va interpretata come attuazione di questo messaggio di salvezza, come il risplendere del­la luce dove si trovano tristezza e umiliazione…

            Perché Gesù ha iniziato la sua predicazione in Galilea? Proprio perché la Galilea è terra religiosamente povera, terra di tenebre e di morte che attende vivamente la rivelazione salvifica di Dio... Non è, dunque, una scelta casuale, ma il compimento del disegno di Dio, anzi l'inizio di una rivelazione che di­verrà progressivamente sempre più chiara” (Masini). In questa regione, pertanto, situata ai margini della terra santa, in questa «Galilea dei pagani» (v. 15), Gesù inizia la sua missione e, con questa sua scelta, indica chi sono i primi destinatari della sua luce: non i giudei puri, ma gli esclusi, i lontani. Il cambiamento di residenza – fatto in sé abbastanza banale – è stato letto da Matteo nel suo significato teologico, come l’adempimento della profezia di Isaia: «Il popolo immerso nelle tenebre vide una grande luce; su quelli che abitavano in terra e ombra di morte una luce si è levata» (v. 16). Con l’inizio dell’attività pubblica di Gesù, fra i monti della Galilea è brillata l’aurora del nuovo giorno, è sorta la luce di cui parlava il profeta. La presa di coscienza di questa realtà apre all’ascolto…(che incidenza ha sul nostro cammino ritmato dalla celebrazione della vita di Gesù nella Liturgia?).

 

2. “Da allora Gesù cominciò a predicare  e a dire: “Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino” (v.17). Convertirsi non equivale a «diventare un po’ migliori, pregare meglio, fare qualche opera buona in più», ma «cambiare radicalmente modo di pensare e di agire», cambiare i criteri delle proprie scelte, orientare a Dio con tutto il cuore la propria vita. Solo se si è disposti a operare questo cambiamento si può entrare nel regno dei cieli, nella condizione nuova generata da Gesù, di credere in Lui e seguire la via da Lui tracciata. “L'invito a conversione, che risuona nella predicazio­ne di Gesù e di Giovanni, va ascoltato dentro la lunga storia di alleanza di Dio col suo popolo. È possibile per il popolo essere fedele all'alleanza, o ritornare a seguirla dopo le infedeltà, grazie all'assoluta fedeltà di Dio. Egli, che ha preso l'iniziativa della chiamata, prende anche quella di porgergli continui richiami alla conversione. «Cercherai il Signore tuo Dio e lo troverai se lo cer­cherai con tutto il cuore e con tutta l'anima; negli ultimi giorni tornerai al Signore tuo Dio e ascolterai la sua vo­ce, poiché il Signore tuo Dio è un Dio misericordioso; non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenti­cherà l'alleanza che ha giurato ai tuoi padri» (Dt 4,29‑31).

“Il regno di Dio è vicino”: «vicino» non vuol dire che verrà entro un numero limitato di giorni, ma che la sua presenza inizia già a farsi percepire dall'uomo; significa che l'uo­mo può e deve già volgersi verso di esso e vivere alla sua luce. Il regno di Dio è vicino perché già propone una nuova speranza e costringe a cambiare i propri comportamenti. Segno e realizzazione concreta di questa vicinanza è il ministero di Gesù: se Gesù compie dei miracoli e caccia i demoni con la sua potenza, allora il regno di Dio si è, chiaramente, avvicinato. Altro segno è la chiamata dei discepoli.


3. “Mentre camminava lungo il lago di Galilea, vide due fratelli…Andando oltre, vide altri due fratelli…” (vv.18-22). Vi sono alcune persone intente alla loro vita quotidiana; gettano in mare le reti oppure, nella barca, le riassettano. In questi gesti semplici è  espressa la vita quotidiana con le sue fatiche, le sue gioie e soddisfazioni, con le sue piccole o grandi speranze. Passa lungo il mare di Galilea Gesù e dice: «"Seguitemi, vi fa­rò pescatori di uomini". Ed essi, subito, lasciate le reti, lo seguirono» (vv. 19‑20). “Questi uomini sperimenta­rono una forza di attrazione più grande di quella della vita cui erano abituati, percepirono all'improvviso un'e­nergia nelle parole di Gesù. Le loro speranze furono di­latate in modo meraviglioso perché da semplici pesca­tori diventarono «pescatori di uomini». Ebbene, questa esperienza è già esperienza del regno di Dio. Certo la realizzazione piena di questo regno è nel futuro dei cie­li nuovi e della terra nuova; ma quando c'è qualcuno che abbandona le solite occupazioni e abitudini e si dedica alla sequela di Gesù, allora il regno di Dio co­mincia a realizzarsi”.Matteo, inoltre, con la sua narrazione indica cosa comporti per il discepolo dire di sì a Cristo che invita a seguirlo e in cosa consista per loro “convertirsi”.


 4.” Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunziando il Vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattia e di infermità nel popolo” (v.23).Con tre verbi viene riassunta l’attività di Gesù in favore degli uomini:  insegna (è la luce per ogni uomo) – annunzia la buona novella – cura i malati: con gesti concreti proclama la salvezza e la opera. 

Padre Sante BISIGNANO

Carissimi, che amo tanto nelle viscere del Cristo…

S.Vincenzo Pallotti

 

I.       Celebrare l’Eucaristia per la festa di San Vincenzo Pallotti durante l’Ottavario di preghiera per l’Unità dei Cristiani illumina la vita di questo nostro fratello e padre la cui esistenza è stata solo  un dono a Cristo e alla Chiesa. Proprio per questo suo essere una cosa sola con Cristo - e Cristo Crocifisso - si comprende la creatività del suo amore, la forza della sua fede, la concretezza della sua carità, la sua preghiera e la grande capacità di comunicare speranza e vigore spirituale nei momenti della prove dolorose che hanno afflitto la Chiesa ai suoi tempi. Queste riflessioni sono nate dopo aver letto e meditato la Lettera che San Vincenzo ha scritto ai seminaristi del Collegio Urbano durante i duri tempi della Repubblica Romana (1849). Aveva dovuto nascondersi. Dal suo rifugio, il Collegio Irlandese, scriverà alcune importanti lettere, tra cui questa. E sceglie come data – il fatto è già significativo – l’Ascensione del Signore e la Pentecoste.

Vorrei ripercorrere qualche passo della Lettera, alla luce anche del Vangelo che abbiamo ascoltato.

Porto con voi l’attenzione su alcuni punti:

1. Il Pallotti era stato direttore spirituale al seminario di Propaganda. Conosceva l’animo giovanile e poteva cogliere la risonanza nei giovani della situazione che si era verificata in Roma con l’avvento della Repubblica Romana e con la conseguente soppressione dei monasteri e la persecuzione del clero, soprattutto con le ostilità crescenti nei riguardi del Papa Pio IX che dovrà ritirarsi a Gaeta. Sente dentro di sé di dover scrivere ai giovani - agli alunni del Collegio Urbano, come li chiama – per sostenerli. Inizia la sua lettera con le Parole di Paolo: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre delle misericordie e  Dio di ogni consolazione, che ci consola in ogni nostra tribolazione, affinché noi, a nostra volta, possiamo consolare coloro che sono in ogni angustia e possiamo far questo mediante l'esortazione con la quale noi stessi veniamo esortati da Dio” (cf. 2Cor 1, 3-4).

 

 E prosegue con animo di padre e di madre:

 “Carissimi, che amo tanto nelle viscere del Cristo (cf. Fil 1,8), non vi rattristate troppo se la vostra vita fiorisce attualmente come se fosse prigioniera non già in Babilonia, ma in Gerusalemme, nella città del Signore delle schiere, nella città del nostro Dio (Sal 47, 2).

Tutto questo è stato operato dal Signore non per la vostra rovina (cf. Lc 2, 34), ma per la salvezza vostra e dei popoli.

Rattristatevi nel Signore e piangete in compagnia della figlia di Sion, la madre nostra, la Chiesa di Cristo che, con le lagrime inenarrabili, piange per la morte di tanti figli suoi…E poiché siete venuti a conoscenza, per la vista o per l'udito, di quanti mali, ai giorni nostri, si sono prodotti nella città di Dio (Sal 47, 2), il cuore vostro ha avuto paura e si è spostato dalla sua sede (cf. Gb 37, 1).

 

Con fine arte educativa  illumina il presente con la Parola di Dio:

 E come è scritto che: “Per chi ama Dio tutto coopera al bene” (Rm 8, 28), così tutti i mali che, ai nostri giorni dominano dappertutto, operano al vostro bene secondo la grazia della vostra santa vocazione (cf. 2Tim 2, 3).

 

2. Un secondo aspetto è la capacità di confermarli nella vocazione, nella bellezza della loro vocazione e sottolineare quanto sia preziosa per la vita della Chiesa. Lo fa inondandoli con la Parola di Dio… Non è lui quindi a confermare; si ritiene infatti “un omuncolo di nessun nome e di nessuna merito, inesperto e rozzo, misero e miserabile”, ma noi dobbiamo dire che San Vincenzo è un povero cui appartiene il Regno dei Cieli, un giusto che conosce la sapienza di Dio. È il Signore Nostro Gesù Cristo, come ripete di continuo, la luce, il Sole di Giustizia, a confermali e illuminare:

          E per questo, mentre essa (la Chiesa) piange per le innumerevoli pecorelle uscite e           vaganti dall'ovile di Cristo, si rallegra per voi piena di speranza nel Signore.      Poiché, come Dio vi ha tratto dal mondo perché voi andiate, facciate frutto ed il frutto vostro resti (cf. Gv15, 16), così Dio vi ha elargito una maggiore carità che, mediante lo Spirito Santo, è stata diffusa nei vostri cuori (cf. Rm 5, 5). Per questa ragione le molte acque, che inondarono quasi tutta la terra         non furono capaci di estinguere in voi la vostra carità (cf. Ct 8, 7).

 

Pertanto, come Dio vi ha benedetto, vi ha scelto e vi ha posto nel suo Tabernacolo (cf. Sal 26, 5), affinché ciascuno di voi divenga un coraggioso soldato di Cristo (2Tim 2,3), così voi, con timore e tremore (cf. Ef 6, 5) unendovi sempre più a Dio (cf. Sal 72, 28), rafforzatevi anche nella fede per mezzo della carità.

 

La contemplazione del disegno di Dio sui giovani – gli alunni del Collegio Urbano – diventa preghiera di ringraziamento e di lode, ma anche di intercessione:

          Io, da parte mia, ringrazio il mio Dio per voi (cf. 1Cor 1,4), perché, mediante     gli incrementi della vostra fede, che in questo tempo cattivo si sono attuati in voi, per la grazia e la misericordia del Signore Nostro Gesù Cristo, i vostri      cuori, in maniera forte e soave (cf. Sap 8, 1), vengono preparati, con la        grazia di Cristo, a quello che egli fece e soffrì e a quello che predicava       l'Apostolo, ispirato dallo Spirito Santo, allorché diceva: “In tutte le cose           mostriamoci come si conviene ai ministri di Dio pieni di molta pazienza, nelle           tribolazioni, nelle necessità, nelle angustie

 

3.  Un terzo elemento vorrei trarre da questo prezioso scrigno, la Lettera: San Vincenzo apre il cuore dei giovani sulla missione, comunica loro il fuoco che brucia nel suo cuore… Li provoca perché non si chiudano nelle paure e nelle sofferenze, ma “alzino il capo” rinnovando la loro adesione a Cristo e offrendosi a lui per l’evangelizzazione:

          La mia bocca si apre a voi (cf. 2Cor 6, 11), o dilettissimi e desideratissimi che state fiorendo in Cristo ma, per mezzo degli esempi e delle parole del        “dottore della verità”, il vostro cuore si è allargato nel Signore (cf. 2Cor 6,         11), affinché tutti voi, cumulativamente, per mezzo della carità diventiate        l’aurea corona della Chiesa di Cristo.

          E muovendovi voi non dalla sapienza del tempo presente, ma nella fede     secondo il Vangelo di Dio e salendo in alto, alle cose più sublimi, mediante la carità, come se fosse sull’igneo carro di Elia, mediante gli incrementi della    vostra fede, splenderanno in voi, e in molti popoli quei prodigi della fede dei       quali, riferendosi ai santi padri, già parlava San Paolo scrivendo agli ebrei:      “Mediante la fede conquistarono regni, agirono giustamente e ottennero     quanto era stato loro promesso” (Eb 11, 33)…

          E mediante la medesima vostra fede, che opera in voi attraverso la carità, in       Cristo Gesù, sole di giustizia, voi utilizzerete tutta la giustizia per Dio, per   voi e per tutte le genti.

          Ma già da adesso, anzi, voi esercitate la giustizia nel Tabernacolo di Dio (cf.      Eb 11, 33), custodendo nella fede il comando dell'apostolo: “Bada a te e alla      dottrina” (1Tim 4, 16), per diventare operai che sia impossibile confondere.

          E, dopo, con la volontà di Dio, anche come Ministri di Cristo, divenuti      spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini (cf. 1Cor 4, 9), per mezzo della      fede che è in voi, farete sì che la vostra giustizia risplenda nella Chiesa di    Dio fino all'ultimo giorno (cf. Gv 6, 39)…

 

          San Vincenzo è mosso dal suo amore per Dio per farlo amare, da questi giovani prima di tutto, perché a loro volta lo facciano conoscere e amare: “Vorrei farvi amare …, quanto voi meritate da tutte le creature passate presenti e future e possibili e tutte infinitamente moltiplicate a costo che avessero a moltiplicarsi in me tutti i tormenti”

 

II. Sono solo dei cenni. Ma in questo stile di Vincenzo Pallotti mi pareva di comprendere cosa voglia dire l’accompagnamento spirituale, l’aiuto cioè da offrire ai discepoli, ai cristiani, sentendo attuale, nella nostra situazione, quanto San Vincenzo  scrive e le modalità pedagogiche del suo intervento. Dovremmo tradurlo anche noi nel nostro linguaggio per risvegliarci …

Qual è infatti lo scopo dell’accompagnamento? Ne troviamo una risposta, se vogliamo, proprio nella lettera del Pallotti che possiamo leggere alla luce del Vangelo di oggi (Gv 17, 6-19).

 

Alcune  note:

          1. Erano tuoi e tu li ha dati a me, dice Gesù al Padre nella sua preghiera. San Vincenzo nello scrivere rivela che è consapevole che i giovani del Collegio Urbano sono stati chiamati da Dio, sono suoi, appartengono a Dio. E lo ripete loro. La loro forza e la loro speranza poggia sulla chiamata. Fa ricordare quando Gesù disse ai discepoli : “Gioite perché i vostri nomi sono scritti nel cielo”!

Questo atteggiamento precede e accompagna ogni modalità di presenza accanto ai fratelli e sorelle per essere una collaborazione con l’azione dello Spirito nelle singole persone e una mediazione partecipativa, come leggiamo in VC 66, all’azione formativa del Padre, nel dono continuo che Egli fa di Cristo e dello Spirito.

 

          2. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo ….Le parola che hai dato a me le ho date loro … Essi le hanno accolte ... Non vi è bisogno di commento. La lettera di San Vincenzo gronda Parola:  della Parola di Dio che  lo “Spirito Santo e lui, il Sacerdote Vincenzo Pallotti” (cf. At 16, 28) hanno scelto per i giovani che abitavano nel Collegio Urbano. Qual è il compito primario di chi ha il compito di accompagnare i fratelli più giovani? L’azione formativa deve comunicare la Parola di Dio, rivelare il Padre, in modo che ognuno faccia l’esperienza che Dio lo ama ed è figlio, nel Figlio. E giunga a possedere il pensiero di Cristo e la sua visione del mondo. “Destruatur tota vita mea, et vita Jesu Christi Domini mei sit vita mea” (Vincenzo Pallotti).

 

          3.  Padre, custodiscili nel tuo nome  … Custodire, proteggere, come la pupilla degli occhi … Questo è il senso della lettera, cioè dell’amore di San Vincenzo verso i giovani: li vuole custodire, ma non chiudendoli dentro un recinto fortificato, una fortezza opprimente. Gesù chiede al Padre di custodire i suoi discepoli perché  “siano una cosa sola come noi”, come il Padre cioè e lui. Vale a dire che lo scopo dell’intervento del Padre è proteggere gli apostoli – ed ora noi – perché nulla impedisca la realizzazione dell’unità, una unità a modo dell’unità tra le tre divine Persone. In essa infatti fiorisce pienamente ogni persona e la società. Veniamo così riportati continuamente al disegno di Dio, ben sapendo che il Maligno non si fermerà dal tentare di dividere, distruggere, rendere schiavo il cuore dell’uomo.

 

4. Come tu mi hai mandato nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo….Ascoltando queste parole di Gesù non mi viene da pensare ai seminaristi a cui San Vincenzo scrive; penso a San Vincenzo, mandato dal Padre e da Cristo, Signore della storia.

 

III. Quale messaggio possiamo raccogliere da questa celebrazione, in particolare da questa lettera di San Vincenzo e dal Vangelo? Ciascuno potrà rispondere a questa domanda secondo quanto porte nel cuore, aperto allo Spirito. Personalmente raccolgo il messaggio in alcune semplici parole chiave:

 

-          Essere presenti alla vita dei fratelli, come è stato San Vincenzo;

-          amarli con il cuore e vederli nel disegno di Dio su ciascuno;

-          aiutarli a crescere, a “sbocciare” o meglio a “fiorire” per usare un termine di San Vincenzo;

-          offrire loro il nutrimento della Parola, che diventi la loro e la nostra vita e luce;

-          custodirli perché la loro libertà e il loro impegno a vivere la verità nella carità non venga meno nelle situazioni anche più difficili, ma le fecondi con l’amore che nasce dalla croce;

-          aprire il loro animo su orizzonti ampi;

-          lavorare senza stancarsi “quanto più gravi sono le necessità della Chiesa e i mali dei popoli”: “Lavora anche tu insieme con me per il Vangelo, aiutato dalla forza di Dio” (2Tim 1, 8)..

 

Maria, Madre della Misericordia e Madre della Chiesa, Vergine dell’ascolto e Sposa dello Spirito Santo, Madre dell’umanità sia la nostra guida a Gesù e ai fratelli. Amen.

                                              

  (P. Sante Bisignano omi – RM, 20.01.2011)

Convertitevi e credete al Vangelo

1. Abbiamo concluso una prima tappa del cammino del Tempo Ordinario (Settimane I-IX) nel quale l’attenzione e l’impegno riguardavano lì approfondimento e l’assimilazione del mistero di Cristo, “sul quale si innesta la vita dei credenti”, per rendere il nostro quotidiano pienamente “pasquale” e operoso nella carità verso tutti.

Con il Mercoledì delle ceneri è inizia una nuova tappa del nostro cammino personale e comunitario; è un passaggio che porta il nostro sguardo, l’attenzione e l’impegno nel cuore del mistero di Cristo e della vita della Chiesa e della sua missione nel mondo: il Mistero Pasquale, l’ “Ora” di Gesù il Figlio diletto del Padre, gli “avvenimenti di Gerusalemme”, come li chiama Luca nel Vangelo e che Gesù illumina e spiega ai due discepoli (Cf.24, 13-35). La Quaresima, attraverso la pedagogia della Chiesa, fa riferimento a Cristo che cammina verso Gerusalemme, verso il compimento del suo mistero pasquale. È la celebrazione del suo cammino verso la Pasqua, verso quel momento che sarà decisivo nella storia della salvezza nella realizzazione del disegno d’amore del Padre. In questo cammino coinvolge gli Apostoli e, quindi, tutta la Chiesa nata da Lui per opera dello Spirito Santo.

La Quaresima, pertanto, è la proclamazione dell’itinerario della nostra salvezza. Il cristiano ne fa memoria rinnovando il rapporto di amore con il Signore della vita, Cristo Gesù, e lo compie ripercorrendo le grandi tappe della storia della salvezza annunciate nelle letture delle domeniche, è un ripercorrere l’itinerario battesimale.

2. Questo cammino si apre con questa celebrazione. Lo iniziamo come Chiesa e come scelta personale in comunione con Cristo che ci ha chiamati e con tutto il popolo di Dio, quali suoi testimoni e collaboratori in mezzo all’umanità di oggi, la nostra “casa”.

Come percorrerlo? Qual è la nostra parte? Quando pensavo a questo, mi sono tornate alla mente le parole che Gesù ha detto nella sinagoga di Cafarnao richiamando il profeta Isaia: “Tutti saranno istruiti da Dio” (Gv 6, 45). Con umiltà e fiducia ci poniamo in ascolto del Maestro per trovare una risposta lasciandoci istruire da Dio, cioè, come dice la Costituzione Dei Verbum, ponendoci in ascolto del Padre che con molta amorevolezza viene a discorrere con i suoi fili (DV 21).

  • La prima parola che ci rivolge è: “Convertitevi e credete al vangelo”, cioè, lungo il vostro cammino, ascoltate il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto (Mt ), e mettete in pratica la sua parola.

La cerimonia dell’imposizione delle ceneri ravviva in noi la consapevolezza della nostra fragilità – siamo cenere! –, ma allo stesso tempo offre alla nostra libertà il dono della riconciliazione, della conversione che matura in noi e matura le nostre persone seguendo Cristo Gesù, ogni giorno.

  • Le Letture sono lampada ai nostri passi, guidano il cammino:

  • Il messaggio del profeta Gioele (Gl 2, 12-18) è un invito alla conversione e alla penitenza; ma è anche una preghiera a favore di tutto il Popolo di Dio: “Perdona, Signore al tuo popolo…”. Ciò che rivela il rapporto di fiducia con il Signore è un’espressione del profeta, quasi un fare memoria Dio dell’alleanza, cioè del legame che lo lega a noi:”Si mostri geloso per la sua terra e si muova a compassione del suo popolo”.

  • Paolo traduce l’invito alla conversione in una esortazione accorata: “Vi supplichiamo in nome di Cristo – di cui siamo collaboratori : lasciatevi riconciliare con Dio. Esorta a “non accogliere invano la grazia di Dio” (2Cor 5,20-6, 2).

Oggi questa parola e rivolta a noi perché il cammino quaresimale sia per tutti noi e per ciascuno un “momento favorevole”, un’esperienza di salvezza, di rinnovamento interiore,…

  • Gesù ci mostra - alla nostra comunità – che il cammino di preparazione alla Pasqua è autentico se “pratichiamo la giustizia”, cioè se con il cuore facciamo la volontà del Padre; se amiamo i fratelli, gli ultimi, chi è nel dolore e nella povertà; se siamo vigilanti perché la nostra fragilità e l’azione del maligno possono fare da ostacolo ed ingannarci (Mt 6, 1-6.16-18).

I campi di espressione dell’amore a Dio e al prossimo - campi allo stesso tempo di verifica personale – sono l’elemosina – la preghiera - il digiuno. Papa Benedetto ne spiega il significato nel suo Messaggio per questa Quaresima. Vi invito a meditarlo con calma lungo queste settimane. In questa celebrazione accogliamo la Parola proclamata e domandiamo per noi, nella preghiera, di iniziare il cammino battesimale di questa quaresima nella “povertà di spirito” (Mt 6, 3) e di viverlo da figli, cioè in un rapporto semplice, fiducioso, con il Padre, da cui attingere la passione per la salvezza del mondo in cui viviamo.

 

3. Mi ha colpito ieri ,nella preghiera , la Lettura breve delle Lodi che riporta un passo della lettera di Paolo ai Romani, dove si legge: “Gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce (12, 13)?”. Cosa sono le armi della luce da indossare anche in questo nostro “santo viaggio” quaresimale “per resistere alle insidie del maligno” (cf. Ef 8, 19-20) e annunciare la salvezza? Lo spiega lui stesso: sono la fede e la carità operosa, è compiere il bene, camminare nella verità, cercare di capire ciò che è gradito a Dio e fare di cuore – quali servi di Cristo – la sua volontà, annunciare il Vangelo della pace,;è vivere la Parola (abiti abbondantemente tra voi); vuol dire anche: essere gentili, amarsi gli uni gli altri, praticare il perdono vicendevole È vincere con il bene il male (Rm 12, 21).

 

4. Forse potremmo riassumere tutto questo in un invito tratto anch’esso dalle Scritture: Camminiamo verso la Pasqua “tenendo lo sguardo fisso su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio” (Ebr. 12, 2).

 

Nulla ci turbi, nulla ci distragga, …

 

Facciamo questo cammino in comunione con Maria, madre e discepola del suo Figlio e preghiamo unanimi:

Signore nostro Dio, che hai fatto della Vergine Maria il modello di chi accoglie la tua Parola e la mette in pratica, apri il nostro cuore alla beatitudine dell’ascolto, e con la forza del tuo Spirito fa che pure noi diventiamo luogo santo in cui la tua Parola di salvezza oggi si compie”(Formulario Messe Mariane, Quaresima, n.10). E che la nostra vita unita alla Tua concorra alla salvezza del mondo.

 

P. Sante Bisignano-omi

 

Gli Esercizi Sprituali - Nov 2011

OMELIA A CONCLUSIONE DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI 2 Novembre 2011 E’ l’anno dell’ ASCOLTO. Questo è il tema che abbiamo scelto per questo anno formativo; ha le sue radici nella Parola che Dio ha detto al suo Popolo – “ASCOLTA ISRAELE” (Dt 6, 4) – e nell’intervento del Padre sul monte della Trasfigurazione. “Questi è il mio Figlio, l’amato in cui ho posto ogni mio compiacimento: ASCOLTATELO” (Mt 17,5). Un anno pertanto per il quale abbiamo fatto un sogno:: “Lasciarsi istruire da Dio”, come Gesù ha invitato a fare (Gv 6, 45) e che vorremmo divenisse, giorno dopo giorno, una realtà stando alla scuola di Maria, la prima discepola del Signore, la Vergine dell’ascolto, come la chiama la Liturgia. 1. Entrando negli esercizi spirituali abbiamo fatto nostro - ascoltato cioè - l’invito di Gesù: “Venite in disparte e riposatevi un po’ (Mc 6, 21). Cosa avveniva in quegli incontri di Gesù con i suoi? E’ la domanda che mi sono posto molte volte. Cosa Gesù diceva loro e come loro lo interrogavano o gli comunicavano le loro esperienze dello stare con Lui e della vita della gente? Certamente, come leggiamo nei Vangeli, Gesù, portandoli in disparte, spiegava loro le parabole, il senso degli avvenimenti o li preparava alle fatiche interiori del cammino verso Gerusalemme. Ma vi è una parola di Gesù che illumina: rivelava loro il Padre e li apriva progressivamentete alla comunione d’amore con il Padre: “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale vorrà riveraglielo” (Mt 12, 27). Questo avveniva attraverso la spiegazione delle parabole e degli avvenimenti vissuti insieme: rivelare loro il vero volto del Padre. – “Signore, insegnaci a pregare. Quando pregate dite: Padre nostro…” (Lc 11, 1-2)- Ed è questa rivelazione che noi contempliamo con immensa gratitudine quando ascoltiamo la preghiera rivolta da Gesù al Padre mentre si incammina verso il Gestemani: “Questa è la vita eterna, che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo… Ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dato, dal mondo. Erano tuoi e tu li hai dati a me…” (Gv 17, 3. 6). Non è stato soprattutto questo lo scopo di questi esercizi vissuti nello Spirito? Ci riamo ritirati in disparte, e ci siamo posti in ascolto per conoscere, attraverso la parola degli animatori, il vissuto nella preghiera, la celebrazione dell’Eucaristia e l’amore fraterno, il Padre, la persona di Gesù e, in loro, noi stessi e la missione della Chiesa? Gesù ci ha rivelato il volto di Dio: Dio è amore, è misericordia, è il Dio fedele, è un Dio che parla, che intesse un dialogo d’amore con ciascuno di noi, un Dio che lascia tracce della sua presenza per attiraci a sé e nella libertà della ricerca appassionata rispondere al suo amore donandoci a lui e ai fratelli, Un Dio che ci rende partecipi della sua vita, di cui portiamo i tratti perché creati a sua immagine e redenti a vita nuova. Un Dio che in Cristo crocifisso, ci ha rivelato l’amore e ci ha resi partecipi dell’agape divina riversata nei nostri cuori. Sono realtà stupende che generano stupore da cui sgorga la preghiera e diventano passione per l’evangelizzazione: perché “sia santificato il tuo nome e venga il tuo regno” (Mt 6,9-10). Gesù ci ha condotto nel cuore del Mistero Pasquale, dove è la pienezza della vita che il Padre ci ha donato nel Figlio suo; ivi scopriamo cosa significa amare e amare tutti nel dono della propria vita. Lo sguardo si apre sul mondo per seminarvi amore, da operatori della Pace che Cristo Risorto ha donato (Gv 20, 19). E’ una realtà, non è un pensiero spirituale. Ne facciamo l’esperienza vivendo, con fedeltà, alla grande scuola di formazione di Cristo Risorto che è la Liturgia. E’ qui che siamo formati, immersi cioè nel mistero pasquale celebrato nell’Eucaristia. Ed è qui che matura l’uomo apostolico. “La liturgia è la prima scuola della vita spirituale della Chiesa (Paolo VI), la «prima e la più necessaria sorgente» della vita spirituale (SC 14)….”La liturgia è iniziazione ai misteri e comunicazione ed esperienza di misteri. Quello che la Parola annunzia e la teologia spiega, la liturgia lo offre all’esperienza della fede, in una comunione-comunicazione alla quale l’assemblea è invitata a partecipare (Jesus Castllano) Stando con lui – “venite in disparte” – ci mostra e ci spiega i fondamenti della sequela, della vita nello Spirito del discepolo, del nostro servire vivendo tra la Gente e per loro: L’essere chiamati (“Gesù mi ha chiamato”), vivere in stato di conversione (la conversione), con un cuore integro e puro che “vede Dio”, la preghiera, fedeli alla mensa della Parola e del Pane di vita (l’Eucaristiua), avendo come modello Maria Madre della speranza. A questa ricchezza di messaggi di vita si unisce quanto la Liturgia di ieri, Solennità di tutti i Santi, e di oggi ci offrono: “La santità è l’originaria vocazione di ogni battezzato” (Benedettoi XVI, Angelus, 1 novembre 2011) Il nostro Dio è il Dio dei viventi. Il fondamento della nostra speranza è nell’amore di Dio per noi: “siamo stati riconciliati con Dio per mezzo del Figlioi suo”, per questo la vita donataci da Dio vince la morte (Commemorazione dei defunti) 2. “Venite in disparte…”. Mi chiedevo ancora: Gesù con i suoi discepoli sono poi ritornati tra la gente. Come vi sono tornati i discepoli dopo questa esperienza? Gesù dopo averli portati in disparte con loro ritorna tra il popolo, nel loro quotidiano, camminando verso Gerusalemme, cioè nel disegno di Dio. I Dodici come saranno ritornati tra gli amici, tra coloro che avevano incontrato nei loro viaggi con il Maestro ? Cosa vibrava in loro, nel loro animo, dopo quella esperienza, stando da soli con Lui? Mi dicevo: Con un animo diverso, fiduciosi: Gioia, pace, gratitudine…, maggior slancio nel seguire Gesù, interiormente confermati, pur nella loro fragilità… E’ un cammino… Come ritorniamo noi nel nostro quotidiano dopo questi esercizi, cioè dopo aver vissuto questa esperienza ritiratici in disparte con Gesù, il nostro Maestro e Pastore? Ciascuno di noi ha ricevuto una grazia ed ha maturato un proprio percorso personale, in comunione con tutti. Lo prosegue ora illuminato e guidato dalla Parola. Per tutti noi, insieme percorriamo la vita di una fraternità purificata e consolidata. Per aiutarci, riprendiamo in mano il “cartoncino” distribuito nella Celebrazione Eucaristica d’inizio degli esercizi su cui è scritto “Ascolta” con l’icona del libro della Parola e, nel retro, una preghiera allo Spirito Santo. ASCOLTA è la Parola guida della nostra comunità. Vissuta nell’amore fraterno ci rende partecipi della vita di Cristo e, come diciamo nella preghiera ogni mattina, ci rende partecipi della”carità apostolica di Cristo Buon Pastore perché animati dallo Spirito Santo, portiamo a tutti i popoli il vangelo della sua misericordia”. Questo è il respiro della nostra comunità e il suo orizzonte. Mi sono permesso di raccogliere in alcune parole qualche punto di riferimento utile per il cammino che facciamo insieme e anche personalmente: Ascolta: “Dammi, Signore, un cuore che ascolta” (1Re 3, 9) Lasciamoci istruire da Dio (la mensa della Parola) Spezza il pane con i tuoi fratelli e offriamo la nostra vita per gli altri (l’Eucaristia) Porta in te/ portiamo in noi i gemiti dell’umanità di oggi e preghiamo “fatti voce di ogni creatura” Prepariamoci con l’impegno che richiede l’essere chiamati a seguirlo e a donarlo nella missione. Ho ascoltato ieri mattino alla radio, in occasione della nascita di quella bimba che ha portato l’umanità a raggiungere il traguardo dei 7 miliardi di persone: il 60% della popolazione mondiale è in Asia, il 15 % in Africa…Subito ho avuto una reazione interiore: “Allora i seminaristi del Collegio Urbano sono i rappresentanti del 75% della popolazione mondiale! Il Signore li ha scelti perché siamo in questo immenso mare – gli oltre 5 miliardi di persone d’Asia e d’Africa -, i suoi collaboratori, come dice Paolo: “Siamo i collaboratori di Dio”; li ha scelti e chiamati perché siano luce, sale e lievito (Mt 6, 12-14), con le loro comunità cristiane , in questo terreno dagli infiniti volti dell’uomo! Quale preparazione è richiesta? Come sentire la bellezza di questa nostra chiamata e vivere le responsabilità che comporta? 3. Non si può non guardare a Maria, la Madre di Gesù e nostra, la Madre dell’umanità, come a Don Alberione piaceva chiamare Maria. Non offro un pensiero su Maria, ma trasmetto l’invito che Giovanni Paolo II ha rivolto a tutta la Chiesa a tutte le comunità cristiane nella sua Lettere Enciclica sull’Eucaristia: “ Fate questo in memoria di me » (Lc 22, 19). Nel « memoriale » del Calvario è presente tutto ciò che Cristo ha compiuto nella sua passione e nella sua morte. Pertanto non manca ciò che Cristo ha compiuto anche verso la Madre a nostro favore. A lei infatti consegna il discepolo prediletto e, in lui, consegna ciascuno di noi: « Ecco tuo figlio! ». Ugualmente dice anche a ciascuno di noi: « Ecco tua madre! » (cfr Gv 19,26-27). Vivere nell'Eucaristia il memoriale della morte di Cristo implica anche ricevere continuamente questo dono. Significa prendere con noi – sull'esempio di Giovanni – colei che ogni volta ci viene donata come Madre. Significa assumere al tempo stesso l'impegno di conformarci a Cristo, mettendoci alla scuola della Madre e lasciandoci accompagnare da lei. Maria è presente, con la Chiesa e come Madre della Chiesa, in ciascuna delle nostre Celebrazioni eucaristiche. Se Chiesa ed Eucaristia sono un binomio inscindibile, altrettanto occorre dire del binomio Maria ed Eucaristia. Anche per questo il ricordo di Maria nella Celebrazione eucaristica è unanime, sin dall'antichità, nelle Chiese dell'Oriente e dell'Occidente “ (Ecclesia de Eucaristia 57). In questa celebrazione eucaristica Cristo Signore ci dona di nuovo Maria, la sua Madre, come nostra Madre. Accogliamola nella nostra casa! P. Sante Bisignano omi

Le Meditazioni Liturgiche degli Studenti

Lc 10, 17-24 01.10.2011: S. TERESA di GESU’ BAMBINO Verg. e Dott., memoria Gesù loda il Padre, è fiero dei suoi discepoli, riconosce al Padre il merito della diffusione della Parola e invita i discepoli a gioire del privilegio straordinario che hanno di collaborare alla diffusione del Regno. Anche a noi accade: quando ci fidiamo di Dio, gli affidiamo la nostra vita, mettendo i nostri talenti al servizio del Regno, assistiamo alla manifestazione della gloria di Dio. Fratelli e sorelle che, attraverso la povertà delle nostre parole, sperimentate l'efficacia dello Spirito, diamo lode al Signore! Meglio: Gesù è fiero di noi e gioisce per i nostri successi. Diversamente dalla logica mondana in cui l'invidia avvelena i rapporti lavorativi, Gesù gioisce della nostra gioia, esulta delle nostre conquiste interiori. S. Teresa ha saputo dare testimonianza con una vita umile all’annuncio del Vangelo. Come i settantadue, è stata missionaria benché suora contemplativa nel Carmelo. Lei ci insegna che possiamo essere missionari nella nostra quotidianità là dove siamo, vivendo nell’umiltà e nella carità. Paolo Zigang Song 02-10-2011 XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Mt 21, 33-43 La parabola dei vignaioli omicidi spiega l’evento storico della salvezza umana. Il popolo d’Israele come vigna piantato da Dio è il prototipo del Popolo di Dio. Il padrone che dà la vigna in affitto e se ne va in viaggio è Dio Padre; Dio è più vicino a chi lo ama, ma sta lontano da chi lo trascura. I giudei cacciarono via i profeti senza onore e senza risultati, per ultimo Dio mandò anche il Figlio unigenito e quei perfidi mossi dalla bramosia cercarono di eliminarlo perché era l’erede, lo uccisero crocifiggendolo, lo respinsero rinnegandolo. Cristo, scartato dalla sua gente, diventa pietra d’angolare dell’edificio della Chiesa - il nuovo Israele. Gesù afferma che alla fine giungerà il padrone della vigna. Che genere di servi siamo? Servi fedeli, oppure servi mercenari e infedeli? La Salvezza sempre si conta del rapporto dell’uomo con Gesù, Cerchiamo di accogliere Gesù quotidianamente nella parola di Dio e nell’Eucaristia e di stare con Lui per essere salvati. Solo nel rapporto con Cristo possiamo produrre frutti che consegneremo a Dio Padre, Padrone della Vigna. CHEENOTHUVATTUKULAM Thomas Joseph, III anno. 07-10-2011 Beata Vergine Maria del Rosario Luca 1,26—38 Avvenga di me quello che hai detto 1. Il brano evangelico di oggi ci parla del fatto che Maria da sempre è stata immensamente amata da Dio, per questo Ella è la “piena di grazia”. All’annuncio dell’angelo Gabriele, l’angelo degli annunci messianici, Maria non si ritrae e non diffida. Ascolta il piano divino e si affida alla sua potenza e alla forza dello Spirito di Dio, che è l’indiscusso protagonista del grande evento. 2. Quante volte mi chiedo come sia possibile …, e non sento l’angelo che mi risponde. “… Tutto è possibile …”! Mi dici Signore che tutto è possibile perché tu mi ami e quello che fai, seppur io spesso non posso riconoscerlo, lo fai per amore e per il mio bene. 3. Se riesco a dire il mio piccolo “sì”, comprendere che il progetto del signore su di me è ben più grande di quello che io immagino. Duan Jianbin Paolo, III anno. Il Vangelo: Mt. 22, 1-14 Data: 09-10-2011, Domenica XXVIII Tempo Ordinario. Memoria: S. G. Leonardi e Beato Card. Newman Riflessione Questo brano narra la parabola del banchetto dove è rivelata la volontà di Dio: volontà di salvezza, che non viene meno di fronte alla mancanza di disponibilità. Dio è misericordioso e Dio invita tutti gli uomini all’alleanza con Lui. Dio ci dà la speranza della salvezza; Egli chiama a vivere la comunione del banchetto con i peccatori. Questo è il segno specifico del regno di Dio. In Gesù è realizzata la salvezza di tutti soprattutto quella dei peccatori. Il banchetto sarà il banchetto eterno che possiamo chiamare il Paradiso. Noi lo pensiamo secondo la nostra povera immaginazione, ma la fede ci dice che il banchetto del Padre soddisferà tutte le nostre aspirazioni, tutti i nostri desideri, ci darà una gioia totale che non avrà mai fine. Il Paradiso è immersione nell’amore di Dio. Noi siamo molte volte distratti, siamo presi da tanti impegni; abbiamo sofferenze, preoccupazioni, giorno e notte. Non vorremmo dimenticare che una cosa sola è necessaria: accogliere l'amore e l'invito di Dio, giungere e partecipare al banchetto di Dio. E arrivarci con la veste nuziale della grazia e dell’amore. Nayankara Francis PRINCE 10/10/2011 S. DANIELE COMBONI Mccj Lc 11, 29-32 In questo brano del Vangelo, vediamo come Gesù si oppone con tanta severità all’incredulità della generazione dei suoi contemporanei che cercano il segno o le prove per credere. Infatti essi, invece di obbedire a Gesù e alla sua parola, esigono che Gesù gli obbedisca. Gesù rifiuta di dargli un segno perché devono riconoscere che egli stesso è un segno per loro, come lo fu Giona per i Niniviti: Gesù è il SEGNO. Essi sono chiamati a convertirsi all’annuncio della sua morte e risurrezione. Nessun segno può sostituire la fede; perché tutti i segni o miracoli partono dalla fede in Gesù e finiscono lì. Avere fede in Dio, le prove diventano inutili perché quanto Gesù ha fatto è sufficiente per credere che con lui è finito il regno di Satana e iniziato quello di Dio. Che il Signore ci aiuti a capire che il vero segno della fede è sempre la nostra conversione alla sua Parola, come l’ha capito bene san Daniele COMBONI, il grande missionario del Vangelo in terra d’Africa. NSABIYONGOMA JEAN PAUL, III anno. 15-10-2011. Sabato Memoria di Santa Teresa d’Avila Lc 12, 8-12. In questo brano del Vangelo di Luca, Il Signore ci parla dello Spirito Santo e in qualche modo ci mostra la sua divinità nel dire che chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo Spirito Santo non gli sarà perdonato. Ci chiediamo: perché quest’affermazione? Forse perché lo Spirito Santo è il più intimo di Dio, è l’amore che si scambiano da sempre il Padre e il Figlio, Colui che dona nuova vita a tutto. Ed è anche colui che ci dà il consiglio e la forza per testimoniare Cristo anche nelle contrarietà, come ha fatto Santa Teresa nella propria vita. Lo Spirito è donato a chi lo chiede. Quindi la preghiera incessante sia nella comunità sia nel nostro interiore è la condizione per poter riceverlo. Chiediamo dunque in semplicità che in tutto quello che facciamo e nelle persone che troviamo, il Signore ci doni il Suo Santo Spirito. Come Teresa, mettiamoci alla scuola dello Spirito per potere dare ragione ogni giorno della speranza che è i noi. Edgardo Zambrano. III anno di Teologia. 16. 10. 2011. Domenica XXIX Mt 22,15-22 Il vangelo di oggi, ci mostra Gesù di fronte a un apparente dilemma. Per i farisei, erodiani, sadducei, Gesù era una minaccia, a tal punto che di pensa di farlo fuori. I farisei dissero: Maestro, sappiamo che sei la Verità e insegni in verità la via di Dio, e non hai riguardo per nessuno e non fai conto della stima degli uomini. Queste parole degli avversari di Gesù intendono qualcosa di completamente diverso da ciò che dicono. Essi fingono di cercare la via di Dio; in realtà rifiutano Dio. Sì, a volte anche noi sembriamo come farisei. Viviamo nell’ipocrisia: Non siamo sinceri nella nostra appartenenza all’alleanza. Gesù, invece è la Verità e insegna secondo verità, indica la via della verità. Il suo insegnamente si contrappone notevolmente a quello dei farisei. Noi dobbiamo guardare l’atteggiamento di Gesù, e imitarlo. Perché siamo suoi discepoli di Gesù. La risposta di Gesù: date a Cesare ciò che è di Cesare, e (date) a Dio ciò che è di Dio. Fa sorgere una domanda: che cosa è di Dio? Secondo il libro della Genesi, l’uomo è immagine di Dio. Dio ha creato l’uomo per l’amore. Quindi possiamo dire che noi siamo ciò che è di Dio, in Dio e per Dio. Noi apparteniamo a Dio, e dobbiamo camminare nella via di Dio come Gesù. Siamo di Dio la nostra vita deve essere vita donata, vita offerta, come Maria, come tanti santi. KWON JINHEE Gregory, III anno. Lc 10,1-9 18.10.2011: Festa dell’Evangelista San Luca I missionari di Cristo vanno a due a due per dare maggior credito alla loro predicazione, perché nella testimonianza di due o tre c'è la garanzia di ogni verità. La missione degli inviati non è facile, come non è stata facile quella di Gesù. I messaggeri del vangelo sono portatori di buone notizie. Gesù li paragona agli agnelli, simbolo di mansuetudine, che devono andare in mezzo ai lupi, cioè in mezzo agli uomini violenti e assassini. Il loro compito è quello di portare a tutti, casa per casa, la benedizione e la pace. Gesù manda i suoi discepoli come il Padre ha mandato Lui. La missione nasce dall'amore del Padre per tutti i suoi figli e termina nell'amore dei figli per il Padre e tra di loro. L'inizio di questo brano evangelico ci invita a grandi cose: "La messe è molta", cioè tutta l'umanità attende da noi il gioioso annuncio che Dio è Padre e vuole che tutti gli uomini siano salvati. Chi conosce il cuore del Padre è sollecito verso tutti i fratelli. John Boya 28-10-2011 Ss Simone e Giuda Apostoli (Festa) : Lc 6, 12-19 La chiamata dei Apostoli Oggi la Chiesa offre per la nostra riflessione la chiamata degli Apostoli. Gesù passa tutta la notte nella solitudine e nella preghiera, prima dell’elezione degli Apostoli. La chiamata dei discepoli da parte di Gesù non è stata qualcosa all’improvviso. Tale chiamata rientrava nel Progetto di Dio. Questo ci aiuta a riflettere sulla nostra vocazione. Noi non siamo degni ad essere chiamati i suoi discepoli ma il suo grande amore per noi ci aiuta a crescere secondo la sua volontà. Lui ci chiama ad essere con lui e ad essere i messaggeri della buona novella cioè, ambasciatori dell’amore infinito di Dio. Luca presenta una folla che venuta ad ascoltarLo ed essere guariti dalle loro malattie. È importante notare che tutta la folla cercava di toccarLo perché da Lui usciva una forza che guariva tutti. Questo deve essere anche il nostro atteggiamento. Noi dobbiamo cercare di toccare Lui ed essere toccati da Lui perché da Lui viene la nostra forza; perché diventiamo quello che contempliamo. Nella nostra vita quotidiana nel collegio, noi abbiamo tantissime occasioni per ascoltare, toccare con le nostre mani e ricevere la Parola di Dio. Cerchiamo di approfittare di tutti i momenti dell’incontro con Lui sopratutto attraverso le celebrazioni dei sacramenti, e la preghiera personale. Kochupurackal Joemon Varghese 01.11.2011 TUTTI SANTI. Solennità Matteo: 5,1-12 Rallegrate ed esultate amici miei, perché siete stati fedeli alla mia parola, anche se la vita terrena è stata una tribolazione per voi. Voi che siete stati poveri, umili, afflitti, affamati, operatori della pace, prendete parte nella mia gioia, quella che vi ho preparato. Gli uomini avevano abitudine di proclamare beati i ricchi, i famosi, i VIP. Gesù fa il contrario, esalta la povertà, la misericordia, la mitezza, la purezza di cuore, i perseguitati a causa del Vangelo e chi ha fame e sete della giustizia. Gesù nel suo insegnamento annuncia la felicità dei poveri, anche quelli che sono afflitti, i miti, perché per loro Dio sta stabilizzando il suo regno. Il povero simboleggia colui che è umile, supplica sempre il suo Dio e ha una fiducia filiale in Lui. Gesù ci chiede di essere misericordiosi verso i nostri simili affinché Dio sia misericordioso verso di noi. La nostra misericordia da Dio dipende da quella che manifestiamo ai nostri fratelli. Gli operatori di pace sono beati, perché loro saranno chiamati figli del regno dei cieli. Questa pace non è quella che dà il mondo, ma è quella del dono di Gesù, che è frutto della giustizia e della santità. Viviamo nell’umiltà durante tutta la nostra vita terrena; e in comunione con tutti i fratelli e Santi. Venel JOSEPH, III anno. Mt 25, 31-46 02.11.2011: COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI Il vangelo è sempre una buona novella, che ci chiama ad andare sempre di più verso la salvezza eterna vissuta già nel quotidiano: tempo e spazio. In questo brano del vangelo il Signore parla su due argomenti: a) prima sul giudizio finale, e chiarisce le due vie possibile dell’uomo; b) e poi sul legame tra il destino finale e l’agire quotidiano. Sul giudizio finale, Egli presenta il regno preparato per i giusti fin dalla creazione del mondo, cioè la vita eterna; e poi il fuoco e il supplizio eterno, preparato per il diavolo, i suoi angeli e i cattivi. E così ci chiama e incoraggia a essere giusti per vivere e acquisire la vita eterna. Ciò è un invito a costruire un rapporto personale con Lui, per essere più responsabile e vigile affinché non diamo spazio ad diavolo di interrompere il nostro cammino verso la santità. Invece nel secondo argomento il Signore parla sul nostro agire quotidiano fatto verso ognuno dei suoi più piccoli fratelli. Servire questi fratelli più piccoli è servire Gesù stesso. Da questo cappiamo che non possiamo separare l’amore verticale verso Dio dall’amore orizzontale verso i nostri fratelli. Siamo invitati a rinnovare il nostro amore verso tutti specialmente quei più piccoli vedendo con gli occhi della fede l’immagine di Gesù in ciascuno di loro. Majdi Hashoul. 03.11.2011 S. MARTINO de PORRES, Rel., memoria Luca 15, 1-10 Questo brano del vangelo di Luca, ci fa capire e vedere la bontà e la misericordia di Dio, soprattutto per noi peccatori. Gesù vuole farci capire che, ognuno di noi è prezioso davanti ai suoi occhi ed egli vuole la salvezza per tutti noi. Il peccato ci fa diventare come una pecora perduta ma ricercata teneramente dal suo pastore. Tante volte nella nostra vita, siamo persi nella strada che Gesù ci ha insegnato e il peccato ci fa entrare nel buio, e non ci rendiamo conto di quello che noi facciamo; ma Gesù è sempre paziente, disponibile a cercarci, per farci diventare nuove creature togliendo tutti i nostri peccati. Per ricevere questa grazia, dobbiamo prendere coscienza delle nostre mancanze e fare lo sforzo di uscire dai nostri peccati, nostre debolezze, per incontrare Gesù; il quale ci accoglierà con un cuore aperto, nella gioia per fare festa con noi. Il vero cristiano, è colui che riconosce i suoi errori e fa ogni giorno un esame di coscienza in vista della conversione di cuore per poter cambiare tutto ciò che deve essere cambiato. Questo brano ci invita anche a imparare due cose: primo: Anche se, nella nostra vita siamo facendo lo sforzo per vivere secondo il comandamento di Gesù Cristo, non dobbiamo pensare che siamo superiori o più buoni degli altri, soprattutto quelli che non hanno ancora accolto il vangelo di Gesù Cristo. Il secondo: Gesù vuole salvare tutti noi e ci dà sempre la mano per tirarci fuori dal peccato. Tuttavia, dobbiamo sapere che per salvarci, Dio ha bisogno la nostra collaborazione e la nostra partecipazione. Nella memoria di San Martino di Porres, chiediamo a Dio, l’aiuto della forza dello Spirito Santo, affinché attraverso la partecipazione all’eucaristia rimaniamo sempre attaccati e ancorati in Gesù Cristo. DELAVARRE André, III anno. 04.11.2011 S. CARLO BORROMEO Ves., memoria In Lc 16,1—8. Il Signore ci ha donato dei beni da amministrare; beni che sono in co-proprietà: Con Dio e con il Prossimo. Ciò abbiamo e ciò che siamo deve essere gestito per la gloria di Dio e la salvezza degli uomini. Come figli della luce, è lo Spirito che deve illuminare la nostra amministrazione e non i calcoli egoistici e interessati. La nostra amministrazione deve essere gratuita e generosa. Chiediamo che lo Spirito ci dia il dono della sapienza. Il re Salomone aveva chiesto la sapienza per sapere governare. Con la sapienza possiamo amministrare secondo il progetto di Dio. È proprio il possesso della sapienza che distingue i figli della luce dai figli delle tenebre. Il Signore ci dia la sapienza per comprendere il suo progetto di salvezza e potere collaborare da veri amministratori. SHEN QINGHE Paolo, III anno. DOMENICA XXXII del T.O . Mt 25, 1-13 Una lampada senza l'olio, per che cosa serve? Il Vangelo di oggi ci ricorda la nostra appartenenza a Cristo. Il nostro rapporto con Cristo è un rapporto di alleanza, un alleanza di tipo nuziale: dove deve esistere fedeltà, amore. Amare Dio e il prossimo, fare il bene, la preghiera e il digiuno sono per noi come l'olio, che ci dà la capacità di essere luce nelle tenebre di questo mondo, cioè d’essere annunciatori del regno di Dio, che è già presente tra di noi. E Proprio così, può vivere nell'attesa giusta della venuta di Gesù Cristo nostro Signore. Fedeltà e amore richiedono vigilanza, attenzione verso l’altro. Per essere vigili e non lasciarsi opprimere dal sonno dell’indifferenza, dobbiamo chiedere il dono della saggezza. Con la saggezza possiamo rimanere vigilanti anche quando le nostre lampade cominciano a spegnersi. Maria la donna dell’attesa ci insegni a rimanere desti per l’incontro con lo Sposo. AMEN Laith Sameer M. – III anno 09/11/2011 Dedicazione della Basilica Lateranense Giovanni 2,13-22 Gesù scaccia i venditori dal tempio. “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!” L’azione e la parola di Gesù nel tempio di Gerusalemme ci indica il suo atteggiamento di amore verso la casa del Padre. Gesù vuole ridare il vero significato del tempio. È una casa, dove vive una famiglia. E non qualsiasi casa, una casa di preghiera. Una casa dove la famiglia si incontra con Dio, suo Signore e Creatore. Il vero tempio è Gesù stesso: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.” Anche noi siamo tempio di Dio, perché “O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? 20Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!1 Cor 6, 19-20”. La festa della Dedicazione è la festa della famiglia di Dio che si riunisce in un luogo per incontrare Dio. Ma è anche la festa dell’incontro tra fratelli. È anche la festa della glorificazione del nostro corpo. Noi siamo tempio dello Spirito. Chiediamo al Signore la grazia a dare la testimonianza cristiana con il nostro modo di agire non soltanto dentro la chiesa e dentro del nostro cuore ma anche fuori della mura della chiesa ciò è in mezzo della gente. Maria tempio della nuova alleanza interceda sempre per noi. MELIT PALATHINGAL JOSEPH Verghese, III anno. XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo VANGELO (Mt 25,31-46): Conosciamo questo testo che, ai giorni nostri, è uno dei più citati e discussi. Per alcuni esso riassume quasi tutto il Vangelo. Quando siamo colpiti e sorpresi da un’idea, da un avvenimento o da una persona, sembriamo dimenticare tutto il resto per non vedere più che ciò che ci ha colpiti. Cerchiamo una chiave in grado di aprire tutte le porte, una risposta semplice a domande difficili. Se leggiamo questo passo del Vangelo con questo spirito, il solo criterio di giudizio, e di conseguenza di salvezza o di condanna, è la nostra risposta ai bisogni più concreti del nostro prossimo. Poco importa ciò che si crede e come si crede, poco importa la nostra appartenenza o meno a una comunità istituzionale, poco importano le intenzioni e la coscienza, ciò che conta è agire ed essere dalla parte dei poveri e degli emarginati. Eppure, questa pagina del Vangelo di san Matteo è inscindibile dal resto del suo Vangelo e di tutto il Vangelo. In Matteo troviamo molti “discorsi” che si riferiscono al giudizio finale. Colui che non si limita a fare la volontà di Dio attraverso le parole non sarà condannato (Mt 7,21-27). Colui che non perdona non sarà perdonato (Mt 6,12-15; 1-35). Il Signore riconoscerà davanti a suo Padre nei cieli colui che si è dichiarato per lui davanti agli uomini (Mt 10,31-33). La via della salvezza è la porta stretta (Mt 7,13). Per seguire Cristo bisogna portare la propria croce e rinnegare se stessi. Colui che vuole salvare la propria vita la perderà (Mt 16,24-26). San Marco ci dice anche: Colui che crederà e sarà battezzato, sarà salvato. Colui che non crederà sarà condannato (Mc 16,15-16). Queste parole ci avvertono di non escludere dal resoconto finale la nostra risposta ai doni soprannaturali, e alla rivelazione. Guarire le piaghe del mondo, eliminare le miserie e le ingiustizie, tutto questo fa parte integrante della nostra vita cristiana. Ma questo non si fa per pura filantropia, si fa per costruire il Regno di Dio. Costruire il Regno, inizia seguendo Cristo e liberando noi stessi e gli altri dalla schiavitù del peccato. Lc 21,20-28 24 Novembre 2011 SS. Andrea DUNG-LAC Sacerdote e Compagni, Martiri Vietnamiti, memoria “20Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. 21Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; 22quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. 23In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. 24Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti. 25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. 2) Commento Nel vangelo di oggi continua il Discorso Apocalittico che riporta due segnali: la fine di Gerusalemme (vv. 21-24) e la fine della creazione (vv. 25-28). La devastazione di Gerusalemme (v. 20), che porta all’invasione da parte dei pagani e all’esilio di Israele (v. 24), si riferisce alla storia passata del popolo eletto ma anche alla sorte futura della città, simbolo del popolo stesso. La fine della creazione è presentata in termini drammatici: segni cosmici, angoscia e ansia dei popoli, morte per la paura e per l’attesa di quanto sta accadendo (vv. 25-26). Però, tutto ciò è visto come un momento di riconoscimento del Figlio dell’uomo che viene (v. 27). Questa vicenda della venuta del Signore è come un richiamo alla Croce, alla Pasqua e alla sua vittoria sulla morte, sulla devastazione, sul peccato… e perciò come qualcosa di estremamente positivo, di atteso e di desiderabile: “alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (v.28). 3) Riflessione a) “Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,10). Come reagiamo di fronte alle diverse situazioni del mondo e della storia? b) Oggi, forse il dubbio sulla presenza di Dio nella nostra vita ci assali distruggendo le nostre certezze? Dove attingiamo la forza necessaria per professare la nostra fede in Dio? 4) Applicazione pratica Oggi, viviamo nel tempo e nel mondo; è il tempo, per noi, della testimonianza, della vigilanza attenta e fedele. È il tempo della speranza, poiché sappiamo che la storia non va verso la distruzione. Per questo ogni giorno, nella celebrazione eucaristica la Chiesa invoca la venuta del Signore e nel Padre nostro invochiamo: “venga il tuo Regno”. Questo regno è già presente in mezzo a noi, ma ancora deve realizzarsi in pienezza. Martino Bùi Huy Hòa

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