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Chiamati alla santità, uniti nella speranza

Chiamati alla santità, uniti nella speranza

La vita della Chiesa è un cammino di fede, di comunione e di speranza, nel quale ogni credente è chiamato a riscoprire la propria vocazione alla santità e a vivere nella consapevolezza della promessa della vita eterna. In questa prospettiva si inseriscono la solennità di Tutti i Santi e la Commemorazione di tutti i fedeli defunti: due momenti liturgici strettamente collegati, che invitano a contemplare il mistero della comunione dei santi e a rinnovare la speranza cristiana. Anche nella nostra comunità del Pontificio Collegio Urbano, abbiamo vissuto questi giorni come un’occasione di preghiera, riflessione e rinnovamento spirituale, inserendoli armoniosamente nel cammino formativo e comunitario che caratterizza la vita del Collegio.

La solennità di Tutti i Santi invita a volgere lo sguardo verso coloro che, attraverso la fedeltà al Vangelo, hanno raggiunto la pienezza della vita in Dio. La moltitudine dei santi, conosciuti e sconosciuti, testimonia che la santità non è un privilegio riservato a pochi, ma una vocazione universale, alla quale ogni cristiano è chiamato a rispondere nella propria condizione di vita. La celebrazione è stata accompagnata dalla riflessione proposta nell’omelia da Don Joseph BUHAGIAR, Padre Spirituale, che ha richiamato l’importanza di vivere concretamente la chiamata alla santità. Tale cammino si realizza infatti nella quotidianità, attraverso la fede, la carità, il servizio e la fedeltà a Cristo. Nella nostra comunità, questa ricorrenza rappresenta anche un invito a vivere la formazione non soltanto come acquisizione di conoscenze teologiche e pastorali, ma soprattutto come un autentico percorso di configurazione a Cristo.

Nel contesto della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, il 3 novembre 2026, la comunità del Pontificio Collegio Urbano si è riunita presso il cimitero monumentale del Verano, a Roma, per un momento di preghiera in suffragio di tutti coloro che hanno concluso il pellegrinaggio terreno. Alla celebrazione hanno preso parte Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Luis Antonio Gokim TAGLE, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e Decano del Collegio cardinalizio, Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Fortunatus NWACHUKWU e Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Samuele SANGALLI, insieme a sacerdoti, religiosi e seminaristi provenienti dai diversi collegi ecclesiastici presenti a Roma.

Il momento di preghiera e la successiva celebrazione eucaristica, celebrata nella Basilica di San Lorenzo al Verano, sono stati presieduti dal Cardinale Luis Antonio Gokim TAGLE. L’omelia è stata pronunciata da Sua Eccellenza Mons. Fortunatus NWACHUKWU, che ha invitato i presenti a riflettere su una realtà fondamentale dell’esistenza umana: la morte, una certezza che riguarda ogni persona.    Partendo dal brano evangelico di Luca 13,1-4, il presule ha richiamato l’attenzione sul rischio di giudicare la vita e la morte degli altri, attribuendo alla loro sorte significati che non ci competono. Gesù, invece, orienta lo sguardo dei suoi discepoli verso la conversione personale: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». La morte, dunque, non deve diventare motivo di giudizio sugli altri, ma occasione per interrogarsi sulla propria vita e rinnovare il proprio rapporto con Dio. È emersa una distinzione significativa tra ciò che è certo e ciò che rimane incerto nella nostra esistenza. La morte è una certezza per ogni essere umano; ciò che invece nessuno conosce è il momento in cui essa sopraggiungerà. Da questa consapevolezza nasce l’invito a vivere responsabilmente il presente, senza rimandare la conversione e la ricerca del bene. Sua Eccellenza Mons. Fortunatus NWACHUKWU ha poi approfondito il tema della speranza nella vita oltre la morte, ripercorrendo alcune tappe della rivelazione biblica. Nell’Antico Testamento, la prospettiva della morte appare spesso segnata dal dolore e dall’incertezza.

Tuttavia, già nel Libro di Giobbe si trova una luminosa professione di speranza: «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere» (Gb 19,25). Questa affermazione apre uno spiraglio di speranza che supera la prospettiva della tomba e lascia intravedere la possibilità di una comunione definitiva con Dio. Tale speranza trova la sua piena manifestazione nel Nuovo Testamento, attraverso la persona e la missione di Gesù Cristo. Richiamando il Vangelo secondo Giovanni, Sua Eccellenza Mons. Fortunatus ha ricordato le parole di Gesù: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore» (Gv 14,2). Il Signore non soltanto promette un posto presso il Padre, ma si presenta egli stesso come la via che conduce alla vita: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Un ulteriore fondamento di questa speranza si trova in Giovanni 6, 38-40, dove Gesù dichiara di essere venuto non per compiere la propria volontà, ma quella del Padre che lo ha mandato: che nessuno di coloro che gli sono stati affidati vada perduto, ma che tutti siano risuscitati nell’ultimo giorno. Alla luce di queste parole, il presule ha sottolineato che la speranza cristiana nella risurrezione non è una semplice attesa, ma una realtà da vivere già nel presente, rimanendo uniti a Cristo e conformando la propria vita alla sua volontà. In conclusione, Sua Eccellenza Mons. Fortunatus ha rivolto ai presenti un’esortazione concreta: vivere quotidianamente l’esame di coscienza e impegnarsi a compiere il bene.

ALPHA Don d’amour ( II Anno)

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