Il 24 marzo 2026 si è celebrata la 34ª Giornata dei Missionari Martiri dal tema “Gente di Primavera”
Nel cammino della Chiesa, il sangue dei martiri ha sempre rappresentato una forza misteriosa ma potente, capace di oltrepassare confini, abbattere barriere e aprire le porte del mondo al Vangelo. Il tema di quest’anno identifica la Chiesa come “Gente di Primavera”, riferendosi a quella stagione in cui ciò che sembrava morto rinasce. Si tratta di un invito a portare speranza dove c’è scoraggiamento, costruire pace dove ci sono divisioni, donare vita anche nelle piccole cose ed essere semi nascosti nella terra. Le famose parole di Tertulliano nei primi secoli sul sangue dei martiri come “seme di nuovi cristiani” si manifestano, in modo particolare, nell’opera missionaria della Chiesa: uomini e donne che, spinti dall’amore per Cristo, hanno lasciato la propria terra per raggiungere popoli lontani, portando non solo la Parola, ma una vita donata. Il loro sangue versato in terre straniere è diventato un linguaggio universale, capace di parlare a ogni cultura e di aprire nuovi orizzonti di fede.

Guardare alla testimonianza dei missionari martiri non significa soltanto ricordare il passato, ma lasciarsi interrogare sul presente e riconoscere che il Vangelo può essere vissuto fino in fondo anche oggi, manifestando solidarietà a chi soffre ingiustizia, oppressione, e invitando così alla conversione personale. I battezzati sono chiamati a coltivare un cuore aperto, disponibile ad operare dove la Chiesa ha più bisogno, anche quando ciò comporta fatica, incertezza o rischio. Il sangue dei martiri diventa così un appello silenzioso ma esigente: vivere la propria vocazione con autenticità e radicalità.
Nel mondo di oggi segnato da divisioni, conflitti e chiusure, guerre, povertà, cambiamenti sociali e culturali, la missione assume un valore ancora più urgente: essere “Gente di Primavera”, capace di portare vita dove c’è morte. “Mondo” non sono solo realtà geografiche, ma spazi umani e culturali che attendono incontro, dialogo e speranza. I futuri missionari sono chiamati a essere ponti tra popoli, testimoni credibili di un Vangelo che unisce e non divide, a non accontentarsi di una fede superficiale, ma scegliere una vita donata che può raggiungere ogni uomo e ogni donna, fino agli estremi confini della terra.
Tutto questo è diventato preghiera nella nostra comunità durante la Via Crucis del 20 marzo e l’adorazione eucaristica del 24 marzo, ricordando soprattutto i tanti missionari martiri “propagandisti” della storia che ci ha preceduto.
Madushi Theogenes Petro









